Home 2020 Novembre 18 Santa Elisabetta d’Ungheria

Santa Elisabetta d’Ungheria

In questo tempo così particolarmente critico, in cui la pandemia che da mesi combattiamo, ha colpito anche le nostre Fraternitá, con sorelle e fratelli ammalati, con decessi di medici e religiosi sempre in prima linea, ma anche di parenti e amici, manteniamo ferma la consapevolezza che il virus che ci attanaglia non chiude le strade della fraternità, della vicinanza, della solidarietà, dell’aiuto, dell’amore. In questi mesi ci siamo senz’altro avvicinati di più gli uni agli altri, condividendo, come in una grande famiglia, quale siamo, con ogni mezzo possibile, soprattutto la preghiera, raccogliendoci, nel periodo delle restrizioni più ferree, intorno all’altare del nostro cuore e a quello Eucaristico nei mesi successivi, non appena ci è stato consentito, ma è forte anche il rischio del raffreddamento, della stanchezza e dell’allontanamento dai fratelli, soprattutto da quelli più deboli e più indifesi. Purtroppo siamo nuovamente nella stessa situazione iniziale, ed il calvario che stiamo vivendo non accenna a diminuire, anzi le criticità sembrano crescere esponenzialmente. Ogni giorno facciamo i conti con tantissimi contagi, con i troppi in terapia intensiva, con i molti decessi e soprattutto, a conseguenza di questo stato di cose, con le infinite difficoltà che i incontrano i nostri tanti nostri fratelli toccati da altre patologie altrettanto gravi, dalla perdita del lavoro, dal progressivo impoverimento. Noi, oggi, come Francescani secolari siamo chiamati ad interrogarci profondamente in che modo possiamo essere, nell’mmediato portatori di luce e di speranza, sostenitori di quelle relazioni fraterne, che con sacrificio e fatica abbiamo costruito nel tempo. Siamo chiamati ad interrogarci con ogni responsabilità cristiana e francescana, come nell’immediato futuro, possiamo essere riparatori di quel tessuto sociale che la pandemia, giorno dopo giorno sta sgretolando. Chiediamoci in che modo possiamo essere creatori di nuove e concrete relazioni, ma soprattutto siamo chiamati dal nostro vivere il Vangelo, che abbiamo professato, ad essere sempre, in ogni luogo e situazione portatori di speranza, di vicinanza, portatori di quella Misericordia che tanto invochiamo per noi e testimoni di quella Buona Notizia, che ha cambiato la nostra vita. Nell’augurarvi una santa festa della nostra amata Patrona, Vi abbraccio tutti e tutte, con affetto sincero in Cristo Antonio Fersini

Allegati

Lettera Santa Elisabetta