Home 2024 Aprile 15 CIOFS Lettera Pace e disarmo

CIOFS Lettera Pace e disarmo

CIOFS Lettera Pace e disarmo

Cari fratelli e sorelle,
Pace e bene! È ancora viva l’eco delle parole del Santo Padre Papa Francesco che, alla domanda: “In Ucraina c’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca.

Ma altri dicono che così si legittimerebbe il più forte. Cosa pensa?” ha risposto: «È un’interpretazione. Ma credo che è più forte quello che vede la situazione, pensa al popolo e ha il coraggio della bandiera bianca e negoziare. E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. Ci sono. Quella parola negoziare è una parola coraggiosa. Quando tu vedi che sei sconfitto, che la cosa non va, avere il coraggio di negoziare. E ti vergogni, ma se tu continui così, quanti morti (ci saranno) poi? E finirà peggio ancora. Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Oggi, per esempio con la guerra in Ucraina, ci sono tanti che vogliono fare da mediatore. La Turchia, per esempio … Non avere vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggio».

Il pensiero del Santo Padre nasce dall’insegnamento sociale della Chiesa che vuole essere la continuazione storica del messaggio religioso e sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. L’obiettivo di tale insegnamento è la trasformazione dal di dentro della società umana leggendo i segni dei tempi e affrontando temi sia dell’orizzonte economico-sociale sia dell’orizzonte politico. In tal modo la Chiesa diventa la coscienza critica del mondo e l’interprete dell’umanità.

La pace tra gli uomini è da sempre al centro dell’insegnamento della Chiesa: più recentemente Papa San Giovanni XXIII scrive nel 1963 l’Enciclica “Pacem in terris” che nel parlare della pace, esaltando la persona umana, stabilisce un principio fondamentale: tutto è in funzione della dignità dell’uomo, dal momento che l’origine e lo scopo della pace risiedono nel rispetto della persona umana.
Anche tra i documenti del Concilio Vaticano II, la Costituzione Pastorale “Gaudium et Spes” sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, nell’affrontare il delicato tema della condanna assoluta della guerra e della ricerca dell’azione internazionale per evitarla, afferma così:” La pace deve sgorgare spontanea dalla mutua fiducia delle nazioni, piuttosto che essere imposta ai popoli dal terrore delle armi. Pertanto tutti debbono impegnarsi con alacrità per far cessare finalmente la corsa agli armamenti. Perché la riduzione degli armamenti incominci realmente, non deve certo essere fatta in modo unilaterale, ma con uguale ritmo da una parte e dall’altra, in base ad accordi comuni e con l’adozione di efficaci garanzie.”

In merito al ruolo dei Capi di Stato nella ricerca della pace si afferma:” Bisogna rivolgere incessanti preghiere a Dio affinché dia loro la forza di intraprendere con perseveranza e condurre a termine con coraggio quest’opera del più grande amore per gli uomini, per mezzo della quale si costruisce virilmente l’edificio della pace.
Tale opera esige oggi certamente che essi dilatino la loro mente e il loro cuore al di là dei confini della propria nazione, deponendo ogni egoismo nazionale ed ogni ambizione di supremazia su altre nazioni, e nutrendo invece un profondo rispetto verso tutta l’umanità, avviata ormai così faticosamente verso una maggiore unità.”

A questo punto dobbiamo chiederci quale è la nostra posizione di Francescani Secolari nei confronti del tema dell’ingiustizia della guerra, dell’urgenza della pace e del disarmo integrale? Una prima indicazione la possiamo attingere dalla nostra storia: Il ruolo di portatori di pace è stato riconosciuto come caratteristica peculiare dei francescani sin dalle loro origini. Nel XIII secolo, in contrapposizione a lotte e vendette frequentemente usate per redimere le controversie, i francescani incitavano alla concordia e alla pace. In risposta agli abusi dei signori feudali, si prodigavano in difesa delle classi più umili predicando l’assoluta fedeltà alla Chiesa e al Papa. Francesco è stato visto come fonte di ispirazione per innovative soluzioni di pace e risoluzione di conflitti, una sorta di modello unico in grado di attuare iniziative efficaci di ricomposizione e di pacificazione. Il Cantico di Frate Sole, la predica agli uccelli, il Fioretto in cui si narra del Lupo di Gubbio fanno di Francesco il promotore dell’armonia ritrovata dell’uomo con l’intero universo e il rispetto per gli animali e la natura. L’incontro con il sultano al-Malik al-Kamil stabilisce il prototipo del dialogo interreligioso. Una seconda indicazione scaturisce dalla nostra Regola: “Quali portatori di pace e memori che essa va costruita continuamente, ricerchino le vie dell’unità e delle fraterne intese, attraverso il dialogo, fiduciosi nella presenza del germe divino che è nell’uomo e nella potenza trasformatrice dell’amore e del perdono.” (Regola OFS art.19).

In questo inizio del terzo millennio l’umanità sta vivendo dei mutamenti profondi che mettono in discussione lo stesso ordine mondiale scaturito dopo la Seconda Guerra Mondiale: si passa di crisi in crisi e “la guerra non è un fantasma del passato ma è diventata una minaccia costante. Il mondo sta trovando sempre più difficoltà nel lento cammino della pace che aveva intrapreso e che cominciava a dare alcuni frutti.”

Tutto ciò non può che rafforzare la determinazione a promuovere “il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale”. Ne consegue quindi che tutta la cristianità è chiamata a rifiutare la sottile e apparentemente razionale logica che vede da un lato l’ineluttabilità dell’uso delle armi in risposta ad una aggressione subita e dall’altro l’avvio di una inesauribile corsa agli armamenti che, per portare alla liberazione dei territori occupati e al ripristino dello status quo, innesca un conflitto senza fine che causerà devastazioni immense e perdite inaccettabili di vite umane. Il necessario rifiuto di un simile inganno si deve tradurre nel dovere di promuovere e far promuovere scelte politiche concrete di ricerca del dialogo e dell’intesa sull’esempio dell’incontro di San Francesco e il Sultano.

Vi salutiamo con le parole del nostro serafico padre riguardo a coloro che perseverano nella sequela di Nostro Signore Gesù Cristo:” E tutti quelli e quelle, che continueranno a fare tali cose e persevereranno in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed egli porrà in loro la sua abitazione e dimora. E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.”

SEGRETARIATO GIUSTIZIA PACE E INTEGRITÀ DEL CREATO


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