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Beati Lucchesio e Buonadonna

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua pace.
Mai come oggi sentiamo forte in noi il desiderio di essere una vera famiglia “francescana secolare” in quell’unità evangelica ripresa e contemplata dalla nostra Regola.

È nello spirito francescano vivere la pace, la fedeltà ed il rispetto della vita, ma è proprio del Francescano secolare il carisma di realizzare quella famiglia universale, in cui ogni età della vita dell’uomo, bambini, giovani, adulti e anziani, ed ogni aspetto del sociale, trovi quella gioia e quella semplicità evangelica di cui oggi il mondo ha tanta sete: la fraternità.
La Fraternità non può essere vissuta nell’isolamento, sarebbe destinata ad essere sterile e a morire; non può essere pensata per la sola età adulta, perdebbe il suo senso più profondo; non la si può posporre ad altro, non caratterizzerebbe mai la vita di chi l’ha abbracciata; non la si può vivere sui soli ricordi andati, svilirebbe lo Spirito e a nessuno porterebbe frutto; non può fondarsi sul chiacchiericcio, creerebbe solo divisione. La Fraternità è il terreno sul quale radicare ogni propria aspettativa di vita, da essa prende senso la famiglia, il lavoro, la politica, la preghiera.

Lucchesio e Buonadonna erano come tanti altri uomini del loro tempo, appesantiti dalla quotidianità, adombrati dalla necessità del sopravvivere, fuorviati dagli espedienti per l’affermarsi.
Fu lo Spirito attraverso Francesco a toccare i loro cuori e il loro tutto non fu più lo stesso.

Allegati

Lettera Lucchesio e Buonadonna