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Lettera San Francesco 4 ottobre 2020

Lettera San Francesco 4 ottobre 2020

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci dia pace. La ripresa delle attività fraterne, ha portato nei nostri cuori nuovo entusiasmo e tanta speranza, anche se ancora viviamo, soprattutto nella nostra regione, situazioni di limitazione e di prudenza a causa della pandenia. Tre anni fa, il santo Padre definì san Francesco; “un grande Missionario della Speranza” “Com’è bello pensare che si è annunciatori della risurrezione di Gesù non solamente a parole, ma con i fatti e con la testimonianza della vita!” (udienza 4.10.2017) La Speranza è un atteggiamento del cuore che si apre alla gioia di vivere, nonostante tutte le avversità della vita; è uno stile di essere proprio del cristiano e ancor più del francescano, che si manifesta quale atteggiamento fraterno ed accogliente nei confronti dei fratelli e delle sorelle che il Signore ogni giorno ci mette accanto. Pochi giorni prima, parlando della speranza il santo Padre aveva esortato: “E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna! Sogna un mondo che ancora non si vede, ma che di certo arriverà. La speranza ci porta a credere all’esistenza di una creazione che si estende fino al suo compimento definitivo, quando Dio sarà tutto in tutti” (UG 20 settembre 2017). Nell’augurarvi ogni bene, vi abbraccio, con affetto sincero in Cristo Il ministro regionale Antonio Fersini
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 Lettera San Francesco 4 ottobre 2020.pdf  

Lettera Gruppo lavoro per la Formazione Regionale

Come è noto dal 2016 è stata istituita una commissione per l’Area Formazione Regionale affinché il nostro cammino fraterno sia secondo la volontà del Vangelo e a servizio dei fratelli nella loro formazione. La sua attività è normata dall’art. Art. 17 comma 6 (St.Naz.) che recita: “ È facoltà del Consiglio, ad ogni livello, per meglio adempiere al servizio fraterno e pastorale e favorire la corresponsabilità, istituire gruppi di lavoro coinvolgendo Professi esterni allo stesso, coordinati da un consigliere. Questi gruppi di lavoro fungono da ausilio al Consiglio e, di conseguenza, decadono contemporaneamente al Consiglio che li ha costituiti e non possono sostituirsi al medesimo nelle funzioni decisionali e di amministrazione economica.” Il Consiglio Regionale eletto nell’ultimo capitolo regionale, ha scelto quali delegati alla formazione Regionale, i consiglieri Carla GORELLO e Riccardo VALLONE ai quali spetta il compito, con l’aiuto degli altri membri del Consiglio, di animare e guidare le Fraternità locali esistenti nel territorio della nostra regione e di favorirne ed incrementarne l’unione tra le stesse con particolare attenzione nell’attuare le indicazioni della Fraternità nazionale sugli aspetti formativi ed attivarli affinché le stesse siano concretizzate, incrementandone le specificità. (cfr artt. 49 CCGG e 43 S.N.)
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Lettera Gruppo di Formazione 15 settembre 2020.pdf  

Lettera ripresa attività OFS 14 settembre 2020 e Allegato Linee guida della CEI

Carissimi fratelli e sorelle il Signore ci doni la Sua Pace.
Molte fraternità hanno chiesto al Consiglio Regionale di poter riprendere le attività e la vita fraterna.
L’attuale situazione di ripresa dei contagi, soprattutto nella nostra regione, non ci permette di abbassare la guardia nella prevenzione, né ci consente di sottovalutare il rischio della possibile formazione di nuovi focolai di contagio. Tante sono le incognite di questo tempo, che esigono che si resista al forte desiderio (necessità del cuore di ognuno di noi) di riprendere in pieno le nostre attività. Tante sono le incertezze che dettano prudenza anche nel campo scientifico, e ci impongono di non cedere alla tentazione di pensare che il ritorno alla normalità nella vita sociale sia imminente.
«Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla»
(papa Francesco Omelia di Pentecoste, 31 maggio 2020).
Tuttavia, da tempo siano ritornati alle nostre celebrazioni Eucaristiche, tanto a lungo sospirate; in questi giorni, seppure con notevoli problematiche, riprendono anche le attività catechistiche parrocchiali. La Cei, memore delle normative di legge in merito, ha emanato al proposito le linee guida, cui fare riferimento, là dove esistano i presupposti, spazi idonei e garanzie sufficienti per la loro applicazione, nel riprendere le attività, bloccate a seguito della pandemia.
È tempo di riaprire le nostre fraternità, pertanto tutti i consigli delle fraternità locali sono invitati, ad interrogarsi su che cosa sia veramente necessario per la propria fraternità, e, solo là dove si sia verificata l’esistenza dei presupposti per applicare le leggi emanate sia dal Governo e le linee guida della CEI, ed averle scrupolosamente verificate con il consenso del Parroco o Guardiano, studiare un piano locale di ripresa graduale, degli incontri e delle attività fraterne, magari anche senza grandi progetti, piano che possa essere attuato nella massima prudenza e sicurezza, ma che preveda anche la possibilità di limitare quanto potrebbe mettere a repentaglio la salute dei fratelli e di quanti afferiscono agli stessi spazi, tenendo presente che la situazione di emergenza è in atto fino al 15 ottobre 2020 (DL 30.07.2020).
Sicuramente, il primo passo da compiere, là dove non sia stato ancora stato fatto, è pensare anzitutto
alle sorelle e ai fratelli che in questi mesi si sono rinchiusi nelle loro abitazioni, per prudenza, per problemi di età e/o di patologie, facendo loro sentire la vicinanza della fraternità e di quanta attenzione fraterna essi sono oggetto.
La dove non sia possibile ripartire con gli incontri fraterni per l’esiguità degli spazi a disposizione, ferme restando tutte le altre misure di sicurezza previste, si studi, in attesa della scadenza delle restrizioni previste dal DL 30.07.2020, di potersi ritrovare, secondo le norme impartite dai parroci/guardiani, settimanalmente intorno alla Mensa Eucaristica, (Regola OFS n.8), magari anche solo la domenica, in un’unica celebrazione Eucaristica, si potrà così ritrovare il gusto della famiglia (fraternità) che si riunisce intorno a Gesù Eucarestia.
Anche se la fraternità è il luogo naturale in cui immaginare l’essere comunità, essa non è mai un qualcosa di precostituito e non corrisponde quasi mai al nostro sentire, soprattutto se questo è disgiunto da Gesù Eucaristia e non trova in Gesù Cristo il suo fondamento. In realtà, la fraternità è prima di tutto un luogo teologale interiore e poi relazionale esteriore di ascolto, di condivisione, di confronto, di cammino insieme; “fare fraternità” significa dare slancio alle relazioni, in primo luogo quella con Gesù Eucaristia, liberandole dalla tentazione del fare, del possesso o dei numeri e facendo emergere il contributo di ciascuno e di tutti, ma in primo luogo, prima ancora di essere un qualcosa di condiviso esteriormente, fraternità è l’incontro con Gesù e costruzione della propria vera e sincera relazione con Lui.
Carissimi fratelli e sorelle, il Consiglio Regionale tutto, augura a tutti voi una buona e proficua ripresa delle attività e che in esse possiate veramente essere sempre portatori di questa relazione con Gesù Cristo.
Vi abbraccio, con affetto sincero in Cristo

Il ministro regionale

Antonio Fersini

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 Lettera ripresa attività OFS 14 settembre 2020.pdf

 Linee-orientative.pdf

Lettera Esaltazione della Croce e Festa Sacre Stimmate

Il Vangelo di Gv (12,20-33) racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù. La scena si svolge a Gerusalemme, dove Egli si trova per la festa della Pasqua ebraica. Per questa celebrazione rituale sono arrivati anche alcuni greci; si tratta di uomini animati da sentimenti religiosi, attirati dalla fede del popolo ebraico e che, avendo sentito parlare di questo grande profeta, si avvicinano a Filippo, uno dei dodici apostoli, e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù». Giovanni pone in risalto questa frase, centrata sul verbo vedere, che nel vocabolario dell’evangelista significa andare oltre le apparenze per cogliere il mistero di una persona. Il verbo che utilizza Giovanni, “vedere”, è arrivare fino al cuore, arrivare con la vista, con la comprensione fino all’intimo della persona, dentro la persona. La reazione di Gesù è sorprendente. Egli non risponde con un “sì” o con  OFS del Lazio, piazzale del Verano, 6 – 00187 Roma
un “no”, ma dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato». Queste parole, che sembrano a prima vista ignorare la domanda di quei greci, in realtà danno la vera risposta, perché chi vuole conoscere Gesù deve guardare dentro alla croce, dove si rivela la sua gloria.
Guardare dentro alla croce. Il Vangelo ci invita a volgere il nostro sguardo al crocifisso, che non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma è un segno religioso da contemplare e comprendere. Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi. (Papa Francesco)
Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua Pace.

La Croce del Signore nostro Gesù Cristo è il luogo da cui ripartire per il nostro cammino di perfezione nella carità, dopo ogni nostra fermata, sia Essa il baluardo della nostra vita e lo specchio nel quale cercare e perseguire la Sua imitazione:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, iniziano così le nostre giornate, è il segno della Croce impresso da noi sulla nostra carne, è il segno che lega la nostra quotidianità e la nostra vita alla Trinità di Dio. E mentre la nostra mano accarezza la fronte noi consegniamo al Padre la nostra mente, i nostri pensieri, i nostri progetti. Quando sfioriamo il petto, consegniamo il nostro cuore e i nostri sentimenti, i nostri affetti più cari al Figlio, che è scuola di amore. Toccando infine le spalle invochiamo lo Spirito Santo, sul nostro agire, sul nostro operare, sul nostro lavoro, perché ci dia la forza necessaria per fare bene ciò che ci apprestiamo a fare.
La Croce ci racconta di un Dio che per amore incarna la nostra sofferenza dandogli un senso straordinario cui mai noi avevamo pensato. La Croce tracciata sul nostro corpo è un atto di fede e nel contempo un atto di amore: io credo nel Padre che mi ha generato, io credo nel Figlio che ha allargato le braccia per amore, io credo nello Spirito Consolatore, mia forza, mio coraggio e ad essi mi affido perché so di essere da Essi amato. La croce ci racconta, ogni giorno, del nostro riscatto, nel compimento di quell’Alleanza che strappandoci dalla morte del peccato ci innesta nella vita Trinitaria. La Croce, sostanza d’amore, ci fa famiglia divina, ci rende tutti fratelli.
La Croce tracciata volontariamente e con amore sul nostro corpo racconta il nostro accogliere Gesù nella nostra vita ed esprime il nostro donarci ai fratelli in quell’amore che ci trasforma e ci rende un Corpo solo ed un’anima sola. La Croce non racconta solo del Figlio che per noi ha donato la sua divinità e la sua umanità, ma anche della sofferenza e dell’ingiusta morte di tanti nostri fratelli. La Croce ci racconta di un Mistero che si svela nella semplicità di un pezzo di pane. La Croce è il nostro bene. O Trinità beata, non è impossibile conoscerti, quale suprema commozione riconoscerti in un semplice gesto del mattino.
Vi abbraccio tutti, con affetto sincero in Cristo e vi auguro una santa festa della Santa Croce e delle Stimmate di Francesco.

Il ministro regionale

Antonio Fersini

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14 settembre Vespri

17 settembre Liturgia

Festa delle stimmate di San Francesco Vespri

Le Sacre Stimmate

Lettera Esaltazione della Croce e Sacre Stimmate 14 settembre

Momento di preghiera per il 17 settembre

Preghiera a San Francesco

Preghiera al Crocefisso

Lettera Festa Maria SS Assunta in cielo

Carissimi fratelli e sorelle e pp. Assistenti, il Signore ci doni la Sua pace.

Francesco vive in pienezza la sua relazione con Maria nella tenerezza e nella venerazione di un figlio, circondandola di un amore indicibile, perché solo Lei aveva reso possibile l’incarnazione di Dio nella nostra umanità e solo Lei aveva reso nostro fratello il Signore della Maestà. A Suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere offriva affetti, tanti e tali, che lingua umana non potrebbe esprimere. Ma cosa che maggiormente riempie di gioia, La costitui avvocata dell’Ordine e pose sotto le Sue ali i figli che Egli stava per lasciare, perché vi trovassero calore e protezione fino alla fine (Celano 198).
La venerazione di Maria, si manifesta in Francesco, soprattutto nella preghiera di intercessione rivolta a Lei, perché giunga al Padre attraverso di Lei e nella imitazione di Lai, in particolar modo della Sua povertà, scrive infatti a s. Chiara, nelle sue ultime volontà: “Voglio seguire la vita e la povertà dell’Altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della Sua Santissima Madre”.
Il Serafico Padre ci indica Maria come il modello da seguire ed imitare, per poter sempre meglio seguire ed imitare Gesù. Nel saluto alla Vergine, la indica come scrigno di tutte le virtù e in Lei, infatti le saluta, concludendo il saluto con la sua lode.

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Festa del perdono di Assisi

“O semplicione dove vai? Quale prova porti tu di tale Indulgenza?”. E il Beato Francesco rispose: “Per me è sufficiente la vostra parola. Se è opera di Dio, tocca a Lui renderla manifesta. Di tale Indulgenza non voglio altro istrumento, ma solo che la Vergine Maria sia la carta, Cristo sia il notaio e gli Angeli siano i testimoni”.(Diploma di Teobaldo 3395)
Queste parole rivolte a Francesco da papa Onorio III lasciano intendere lo stato d’animo e la semplicità di Francesco davanti al mistero del perdono dei nostri peccati e della salvezza donataci dal Signore.
Per ognuno di noi, l’importanza della concessione papale avrebbe richiesto almeno un documento inconfutabile, Francesco invece, ci insegna la modalità  3con cui accogliere e custodire la grazia dell’indulgenza plenaria. Il perdono è sempre opera di Dio che si concretizza gratruitamente nella Sua Chiesa, attraverso il ministero sacerdotale. Non è solo un semplice rito da celebrare, ma un cambiamento del cuore nel riconoscersi bisognosi di quell’abbraccio misericordioso del Padre e nell’affidarsi totalmente a Lui. È un atto di amore da vivere consapevolmente nella sua pienezza, perché ci possa riconciliare con la parte più profonda di noi stessi, con il creato e con Dio.
Possa trovare posto in voi quella stessa gioia che provò Francesco, nel vedersi concedere tale e tanta Grazia dal Signore, e possa essa crescere nel vostro cuore, così come crebbe maggiormente in Francesco nel vederla confermata del Santo Padre e nel comunicarla poi a tutti e con tutti condividerla; così possiate anche voi gioire con i fratelli.

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Lettera Perdono di Assisi

pieghevole 1

pieghevole 2

pieghevole

INDULGENZA DELLA PORZIUNCOLA

intenzione di preghiera

Beati Lucchesio e Buonadonna

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua pace.
Mai come oggi sentiamo forte in noi il desiderio di essere una vera famiglia “francescana secolare” in quell’unità evangelica ripresa e contemplata dalla nostra Regola.

È nello spirito francescano vivere la pace, la fedeltà ed il rispetto della vita, ma è proprio del Francescano secolare il carisma di realizzare quella famiglia universale, in cui ogni età della vita dell’uomo, bambini, giovani, adulti e anziani, ed ogni aspetto del sociale, trovi quella gioia e quella semplicità evangelica di cui oggi il mondo ha tanta sete: la fraternità.
La Fraternità non può essere vissuta nell’isolamento, sarebbe destinata ad essere sterile e a morire; non può essere pensata per la sola età adulta, perdebbe il suo senso più profondo; non la si può posporre ad altro, non caratterizzerebbe mai la vita di chi l’ha abbracciata; non la si può vivere sui soli ricordi andati, svilirebbe lo Spirito e a nessuno porterebbe frutto; non può fondarsi sul chiacchiericcio, creerebbe solo divisione. La Fraternità è il terreno sul quale radicare ogni propria aspettativa di vita, da essa prende senso la famiglia, il lavoro, la politica, la preghiera.

Lucchesio e Buonadonna erano come tanti altri uomini del loro tempo, appesantiti dalla quotidianità, adombrati dalla necessità del sopravvivere, fuorviati dagli espedienti per l’affermarsi.
Fu lo Spirito attraverso Francesco a toccare i loro cuori e il loro tutto non fu più lo stesso.

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Lettera Lucchesio e Buonadonna

Laudato si del santo Padre Francesco sulla cura della casa comune

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

Nel secondo capitolo dell’enciclica Laudato Si papa Francesco parlando del “vangelo della creazione”, individua le “profonde motivazioni del senso della vita” che a volte a noi, presi da tante altre sollecitazioni sfuggono e passando in second’ordine non ci consentono di impostare il nostro vivere quotidiano sui veri valori umani e cristiani.
È necessario quindi, delineare un percorso che, partendo dai suoi continui richiami ci desti dalla nostra tiepidezza e ci stimoli a prenderci cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili» (64). Papa Francesco in questo percorso ci propone la lettura di alcuni racconti della Bibbia, richiamandoci alla “tremenda responsabilità” (90) di ognuno di noi nei confronti del creato, dell’intimo legame tra tutte le creature e all’irrinunciabile verità che «l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti». (95) rileggendo i brani della Bibbia, noi possiamo riscoprire che “il Dio che libera e salva è lo stesso che ha creato l’universo” e di come “l’amore con il quale Egli ci avvolge è suffragato dalla forza della Sua azione” (73).

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Strumento Laudato Si

Lettera Laudato Sì 21 maggio 2020

 

Festa dei Santi Pietro e Paolo

“I Santi Pietro e Paolo, che festeggiamo oggi, nelle icone sono a volte raffigurati mentre sorreggono l’edificio della Chiesa. Questo ci ricorda le parole del Vangelo odierno, in cui Gesù dice a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18). È la prima volta che Gesù pronuncia la parola “Chiesa”, ma più che sul sostantivo vorrei invitarvi a pensare all’aggettivo, che è un possessivo, “mia”: la mia Chiesa. Gesù non parla della Chiesa come di una realtà esterna, ma esprime il grande amore che nutre per lei: la mia Chiesa. È affezionato alla Chiesa, a noi. San Paolo scrive: «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei» (Ef 5,25), cioè, spiega l’Apostolo, Gesù ama la Chiesa come sua sposa. Per il Signore noi non siamo un gruppo di credenti o un’organizzazione religiosa, siamo la sua sposa. Egli guarda con tenerezza la sua Chiesa, la ama con fedeltà assoluta, nonostante i nostri errori e tradimenti. Come quel giorno a Pietro, oggi dice a tutti noi: “mia Chiesa, voi siete mia Chiesa”. (Angelus del 28/06/2020)

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Lettera Festa Santi Pietro e Paolo 29 giugno 2020

Lettera e Via Crucis 2020

Carissimi fratelli e sorelle il Signore ci doni la sua pace.
Iniziamo, da domani, un cammino particolare che ci condurrà alla Pasqua che quest’anno non potremo celebrare liturgicamente a
seguito dell’emergenza sanitaria in atto.

Ogni giorno vivremo una stazione della “via crucis” appositamente preparata alla luce del Vangelo e della Sindone”, con spunti tratti da un omonimo libretto del 1978 edito dalla ELLE DI CI – Leuman (TO).
Ogni giorno, quindi, con l’ausilio un passo del Vangelo ci accosteremo alla più importante reliquia della cristianità, meditando su quanto essa ci rivela della passione del Signore Gesù, cercando di imprimere nel nostro cuore quella “terribile bellezza” e quei “segni di amore” in essa impressi. L’ordine delle stazioni è strettamente aderente ai testi evangelici, base fondamentale di ogni nostra meditazione sulla passione del Signore Gesù.
In questo percorso ci sono di aiuto le parole del santo papa Paolo VI:
“Qualunque sia il giudizio storico e scientifico che valenti studiosi vorrano esprimere circa questa sorprendente e misteriosa reliquia, noi non possiamo esimerci dal fare voti che essa valga a condurre i visitatori non solo ad una assorta osservazione sensibile dei lineamenti esteriori e mortali della meravigliosa figura del Salvatore, ma possa altresì introdurli in una più penetrante visione del suo recondito e affascinante mistero”E quelle del santo papa Giovanni Paolo II:
“Ciò che soprattutto conta per il credente è che la Sindone è specchio del Vangelo. In effetti, se si riflette sul sacro Lino, non si può prescindere dalla considerazione che l’immagine in esso presente ha un rapporto così profondo con quanto i Vangeli raccontano della passione e morte di Gesù che ogni uomo sensibile si sente interiormente toccato e commosso nel contemplarla. Chi ad essa si avvicina è, altresì, consapevole che la Sindone non arresta in sé il cuore della gente, ma rimanda a Colui al cui servizio la Provvidenza amorosa del Padre l’ha posta. Pertanto, è giusto nutrire la consapevolezza della preziosità di questa immagine, che tutti vedono e nessuno per ora può spiegare.
Per ogni persona pensosa essa è motivo di riflessioni profonde, che possono giungere a coinvolgere la vita. La Sindone costituisce così un segno veramente singolare che rimanda a Gesù, la Parola vera del Padre, ed invita a modellare la propria esistenza su quella di Colui che ha dato sé stesso per noi”.
Nell’augurare a tutti e a ciascuno di voi, a nome del Consiglio Regionale tutto, un santo cammino verso la Pasqua, fraternamente vi abbraccio con affetto sincero in Cristo

Il ministro regionale OFS Lazio

Antonio Fersini

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Lettera Via Crucis 2020

via Crucis con lettura della Sindone