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Festa del perdono di Assisi

Festa del perdono di Assisi

“O semplicione dove vai? Quale prova porti tu di tale Indulgenza?”. E il Beato Francesco rispose: “Per me è sufficiente la vostra parola. Se è opera di Dio, tocca a Lui renderla manifesta. Di tale Indulgenza non voglio altro istrumento, ma solo che la Vergine Maria sia la carta, Cristo sia il notaio e gli Angeli siano i testimoni”.(Diploma di Teobaldo 3395)
Queste parole rivolte a Francesco da papa Onorio III lasciano intendere lo stato d’animo e la semplicità di Francesco davanti al mistero del perdono dei nostri peccati e della salvezza donataci dal Signore.
Per ognuno di noi, l’importanza della concessione papale avrebbe richiesto almeno un documento inconfutabile, Francesco invece, ci insegna la modalità  3con cui accogliere e custodire la grazia dell’indulgenza plenaria. Il perdono è sempre opera di Dio che si concretizza gratruitamente nella Sua Chiesa, attraverso il ministero sacerdotale. Non è solo un semplice rito da celebrare, ma un cambiamento del cuore nel riconoscersi bisognosi di quell’abbraccio misericordioso del Padre e nell’affidarsi totalmente a Lui. È un atto di amore da vivere consapevolmente nella sua pienezza, perché ci possa riconciliare con la parte più profonda di noi stessi, con il creato e con Dio.
Possa trovare posto in voi quella stessa gioia che provò Francesco, nel vedersi concedere tale e tanta Grazia dal Signore, e possa essa crescere nel vostro cuore, così come crebbe maggiormente in Francesco nel vederla confermata del Santo Padre e nel comunicarla poi a tutti e con tutti condividerla; così possiate anche voi gioire con i fratelli.

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Lettera Perdono di Assisi

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INDULGENZA DELLA PORZIUNCOLA

intenzione di preghiera

Beati Lucchesio e Buonadonna

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua pace.
Mai come oggi sentiamo forte in noi il desiderio di essere una vera famiglia “francescana secolare” in quell’unità evangelica ripresa e contemplata dalla nostra Regola.

È nello spirito francescano vivere la pace, la fedeltà ed il rispetto della vita, ma è proprio del Francescano secolare il carisma di realizzare quella famiglia universale, in cui ogni età della vita dell’uomo, bambini, giovani, adulti e anziani, ed ogni aspetto del sociale, trovi quella gioia e quella semplicità evangelica di cui oggi il mondo ha tanta sete: la fraternità.
La Fraternità non può essere vissuta nell’isolamento, sarebbe destinata ad essere sterile e a morire; non può essere pensata per la sola età adulta, perdebbe il suo senso più profondo; non la si può posporre ad altro, non caratterizzerebbe mai la vita di chi l’ha abbracciata; non la si può vivere sui soli ricordi andati, svilirebbe lo Spirito e a nessuno porterebbe frutto; non può fondarsi sul chiacchiericcio, creerebbe solo divisione. La Fraternità è il terreno sul quale radicare ogni propria aspettativa di vita, da essa prende senso la famiglia, il lavoro, la politica, la preghiera.

Lucchesio e Buonadonna erano come tanti altri uomini del loro tempo, appesantiti dalla quotidianità, adombrati dalla necessità del sopravvivere, fuorviati dagli espedienti per l’affermarsi.
Fu lo Spirito attraverso Francesco a toccare i loro cuori e il loro tutto non fu più lo stesso.

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Lettera Lucchesio e Buonadonna

Laudato si del santo Padre Francesco sulla cura della casa comune

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

Nel secondo capitolo dell’enciclica Laudato Si papa Francesco parlando del “vangelo della creazione”, individua le “profonde motivazioni del senso della vita” che a volte a noi, presi da tante altre sollecitazioni sfuggono e passando in second’ordine non ci consentono di impostare il nostro vivere quotidiano sui veri valori umani e cristiani.
È necessario quindi, delineare un percorso che, partendo dai suoi continui richiami ci desti dalla nostra tiepidezza e ci stimoli a prenderci cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili» (64). Papa Francesco in questo percorso ci propone la lettura di alcuni racconti della Bibbia, richiamandoci alla “tremenda responsabilità” (90) di ognuno di noi nei confronti del creato, dell’intimo legame tra tutte le creature e all’irrinunciabile verità che «l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti». (95) rileggendo i brani della Bibbia, noi possiamo riscoprire che “il Dio che libera e salva è lo stesso che ha creato l’universo” e di come “l’amore con il quale Egli ci avvolge è suffragato dalla forza della Sua azione” (73).

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Strumento Laudato Si

Lettera Laudato Sì 21 maggio 2020

 

Festa dei Santi Pietro e Paolo

“I Santi Pietro e Paolo, che festeggiamo oggi, nelle icone sono a volte raffigurati mentre sorreggono l’edificio della Chiesa. Questo ci ricorda le parole del Vangelo odierno, in cui Gesù dice a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18). È la prima volta che Gesù pronuncia la parola “Chiesa”, ma più che sul sostantivo vorrei invitarvi a pensare all’aggettivo, che è un possessivo, “mia”: la mia Chiesa. Gesù non parla della Chiesa come di una realtà esterna, ma esprime il grande amore che nutre per lei: la mia Chiesa. È affezionato alla Chiesa, a noi. San Paolo scrive: «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei» (Ef 5,25), cioè, spiega l’Apostolo, Gesù ama la Chiesa come sua sposa. Per il Signore noi non siamo un gruppo di credenti o un’organizzazione religiosa, siamo la sua sposa. Egli guarda con tenerezza la sua Chiesa, la ama con fedeltà assoluta, nonostante i nostri errori e tradimenti. Come quel giorno a Pietro, oggi dice a tutti noi: “mia Chiesa, voi siete mia Chiesa”. (Angelus del 28/06/2020)

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Lettera Festa Santi Pietro e Paolo 29 giugno 2020

Lettera e Via Crucis 2020

Carissimi fratelli e sorelle il Signore ci doni la sua pace.
Iniziamo, da domani, un cammino particolare che ci condurrà alla Pasqua che quest’anno non potremo celebrare liturgicamente a
seguito dell’emergenza sanitaria in atto.

Ogni giorno vivremo una stazione della “via crucis” appositamente preparata alla luce del Vangelo e della Sindone”, con spunti tratti da un omonimo libretto del 1978 edito dalla ELLE DI CI – Leuman (TO).
Ogni giorno, quindi, con l’ausilio un passo del Vangelo ci accosteremo alla più importante reliquia della cristianità, meditando su quanto essa ci rivela della passione del Signore Gesù, cercando di imprimere nel nostro cuore quella “terribile bellezza” e quei “segni di amore” in essa impressi. L’ordine delle stazioni è strettamente aderente ai testi evangelici, base fondamentale di ogni nostra meditazione sulla passione del Signore Gesù.
In questo percorso ci sono di aiuto le parole del santo papa Paolo VI:
“Qualunque sia il giudizio storico e scientifico che valenti studiosi vorrano esprimere circa questa sorprendente e misteriosa reliquia, noi non possiamo esimerci dal fare voti che essa valga a condurre i visitatori non solo ad una assorta osservazione sensibile dei lineamenti esteriori e mortali della meravigliosa figura del Salvatore, ma possa altresì introdurli in una più penetrante visione del suo recondito e affascinante mistero”E quelle del santo papa Giovanni Paolo II:
“Ciò che soprattutto conta per il credente è che la Sindone è specchio del Vangelo. In effetti, se si riflette sul sacro Lino, non si può prescindere dalla considerazione che l’immagine in esso presente ha un rapporto così profondo con quanto i Vangeli raccontano della passione e morte di Gesù che ogni uomo sensibile si sente interiormente toccato e commosso nel contemplarla. Chi ad essa si avvicina è, altresì, consapevole che la Sindone non arresta in sé il cuore della gente, ma rimanda a Colui al cui servizio la Provvidenza amorosa del Padre l’ha posta. Pertanto, è giusto nutrire la consapevolezza della preziosità di questa immagine, che tutti vedono e nessuno per ora può spiegare.
Per ogni persona pensosa essa è motivo di riflessioni profonde, che possono giungere a coinvolgere la vita. La Sindone costituisce così un segno veramente singolare che rimanda a Gesù, la Parola vera del Padre, ed invita a modellare la propria esistenza su quella di Colui che ha dato sé stesso per noi”.
Nell’augurare a tutti e a ciascuno di voi, a nome del Consiglio Regionale tutto, un santo cammino verso la Pasqua, fraternamente vi abbraccio con affetto sincero in Cristo

Il ministro regionale OFS Lazio

Antonio Fersini

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Lettera Via Crucis 2020

via Crucis con lettura della Sindone

Lettera IV Quaresima – “Tu sei la nostra speranza!”. (FF 261)

Nel Vangelo di oggi, quarta domenica di quaresima Gesù compie un gesto che ci dona speranza, in questo periodo buio della nostra vita. Egli prende del fango lo impasta con la sua saliva e lo spalma sugli occhi di un cieco, ridonandogli la vista. È il gesto di una nuova creazione contro ogni aspettativa umana. “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5).
La speranza è sorella della nostra fede e insieme condiscono, accompagnano e caratterizzano ogni momento della nostra vita, ogni nostro gesto, ogni nostro parlare, soprattutto in questi momenti di incertezza e scoraggiamento. Momenti nei quali risuonano forti le parole di Papa Francesco nell’udienza del 4 ottobre 2017:
“il cristiano non è un profeta di sventura. Noi non siamo profeti di sventura. L’essenza del suo annuncio è l’opposto, l’opposto della sventura: è Gesù, morto per amore e che Dio ha risuscitato al mattino di Pasqua. E questo è il nucleo della fede cristiana. Se i Vangeli si fermassero alla sepoltura di Gesù, la storia di questo profeta andrebbe ad aggiungersi alle tante biografie di personaggi eroici che hanno speso la vita per un ideale. Il Vangelo sarebbe allora un libro edificante, anche consolatorio, ma non sarebbe un annuncio di speranza.

Com’è bello pensare che si è annunciatori della risurrezione di Gesù non solamente a parole, ma con i fatti e con la testimonianza della vita! Gesù non vuole discepoli capaci solo di ripetere formule imparate a memoria. Vuole testimoni: persone che propagano speranza con il loro modo di accogliere, di sorridere, di amare. Soprattutto di amare: perché la forza della risurrezione rende i cristiani capaci di amare anche quando l’amore pare aver smarrito le sue ragioni.
C’è un “di più” che abita l’esistenza cristiana, e che non si spiega semplicemente con la forza d’animo o un maggiore ottimismo. La fede, la speranza nostra non è solo un ottimismo; è qualche altra cosa, di più! È come se i credenti fossero persone con un “pezzo di cielo” in più sopra la testa.
È bello questo: noi siamo persone con un pezzo di cielo in più sopra la testa, accompagnati da una presenza che qualcuno non riesce nemmeno ad intuire. Così il compito dei cristiani in questo mondo è quello di aprire spazi di salvezza, come cellule di rigenerazione capaci di restituire linfa a ciò che sembrava perduto per sempre. Quando il cielo è tutto nuvoloso, è una benedizione chi sa parlare del sole. Ecco, il vero cristiano è così: non lamentoso e arrabbiato, ma convinto, per la forza della risurrezione, che nessun male è infinito, nessuna notte è senza termine, nessun uomo è definitivamente sbagliato, nessun odio è invincibile dall’amore.
Quando è venuto il tempo della persecuzione. Sono rimasti lì, dove si era incerti anche del domani, dove non si potevano fare progetti di nessun tipo, sono rimasti sperando in Dio.

Questi sono veri cristiani! Questi portano il cielo nel cuore, guardano oltre, sempre oltre. Chi ha avuto la grazia di abbracciare la risurrezione di Gesù può ancora sperare nell’insperato. Ecco, cari fratelli e sorelle, perché il cristiano è un missionario di speranza. Non per suo merito, ma grazie a Gesù, il chicco di grano che, caduto nella terra, è morto e ha portato molto frutto (cfr Gv 12,24)”.
Carissimi, restiamo saldi nella nostra speranza che è Cristo Gesù, certi di non essere mai soli, né mai delusi, uniti nella preghiera vicendevole, ma soprattutto per coloro che non possono più farlo, per coloro che sono stati colpiti negli affetti più cari, per coloro che lottano senza risparmiarsi perché sui nostri volti ritorni il sorriso.

Vi abbraccio tutti, con affetto sincero in Cristo

Il ministro regionale OFS Lazio

Antonio Fersini

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Lettera IV Quaresima 21 marzo 2020

Lettera Sospensione incontri Regionali

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua pace,

viste de decisioni della Diocesi di Roma di sospendere temporaneamente incontri e corsi formativi programmati e gli orientamenti istituzionali nazionali che hanno determinato per i prossimi giorni anche la chiusura di tutte le scuole, l’annullamento di convegni e congressi, su tutto il territorio nazionale, sentito il Consiglio Regionale in merito, sospendo precauzionalmente, a partire da domani 05 marzo 2020, per 15 giorni, salvo diverse comunicazioni tutti gli incontri formativi regionali e zonali e i ritiri zonali.

Si raccomanda a tutti e ciascuno l’adeguamento alle disposizioni emanate in merito sia a livello ecclesiale che civile, anche attraverso l’adozione di ogni misura idonea a tutelare la salute dei fratelli e quella pubblica, inoltre, là dove i consigli locali lo ritenessero necessario, anche la sospensione precauzionale degli incontri locali di fraternità.

Inoltre, chiedo, ad ognuno di voi, che, quotidianamente ed in modo particolare ci si raccolga nella preghiera di supplica, di adorazione, o della recita del S. Rosario, invocando la Misericordia Divina che ci liberi sempre e ci preservi da ogni male, e doni la salute a quanti sono nella malattia,

fraternamente vi abbraccio tutti con affetto sincero in Cristo

Il ministro

Antonio Fersini

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Sospensione incontri Regionali

DPCM del 4.3.2020 – 16.32.pdf