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Lettera ripresa attività OFS 14 settembre 2020 e Allegato Linee guida della CEI

Carissimi fratelli e sorelle il Signore ci doni la Sua Pace.
Molte fraternità hanno chiesto al Consiglio Regionale di poter riprendere le attività e la vita fraterna.
L’attuale situazione di ripresa dei contagi, soprattutto nella nostra regione, non ci permette di abbassare la guardia nella prevenzione, né ci consente di sottovalutare il rischio della possibile formazione di nuovi focolai di contagio. Tante sono le incognite di questo tempo, che esigono che si resista al forte desiderio (necessità del cuore di ognuno di noi) di riprendere in pieno le nostre attività. Tante sono le incertezze che dettano prudenza anche nel campo scientifico, e ci impongono di non cedere alla tentazione di pensare che il ritorno alla normalità nella vita sociale sia imminente.
«Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla»
(papa Francesco Omelia di Pentecoste, 31 maggio 2020).
Tuttavia, da tempo siano ritornati alle nostre celebrazioni Eucaristiche, tanto a lungo sospirate; in questi giorni, seppure con notevoli problematiche, riprendono anche le attività catechistiche parrocchiali. La Cei, memore delle normative di legge in merito, ha emanato al proposito le linee guida, cui fare riferimento, là dove esistano i presupposti, spazi idonei e garanzie sufficienti per la loro applicazione, nel riprendere le attività, bloccate a seguito della pandemia.
È tempo di riaprire le nostre fraternità, pertanto tutti i consigli delle fraternità locali sono invitati, ad interrogarsi su che cosa sia veramente necessario per la propria fraternità, e, solo là dove si sia verificata l’esistenza dei presupposti per applicare le leggi emanate sia dal Governo e le linee guida della CEI, ed averle scrupolosamente verificate con il consenso del Parroco o Guardiano, studiare un piano locale di ripresa graduale, degli incontri e delle attività fraterne, magari anche senza grandi progetti, piano che possa essere attuato nella massima prudenza e sicurezza, ma che preveda anche la possibilità di limitare quanto potrebbe mettere a repentaglio la salute dei fratelli e di quanti afferiscono agli stessi spazi, tenendo presente che la situazione di emergenza è in atto fino al 15 ottobre 2020 (DL 30.07.2020).
Sicuramente, il primo passo da compiere, là dove non sia stato ancora stato fatto, è pensare anzitutto
alle sorelle e ai fratelli che in questi mesi si sono rinchiusi nelle loro abitazioni, per prudenza, per problemi di età e/o di patologie, facendo loro sentire la vicinanza della fraternità e di quanta attenzione fraterna essi sono oggetto.
La dove non sia possibile ripartire con gli incontri fraterni per l’esiguità degli spazi a disposizione, ferme restando tutte le altre misure di sicurezza previste, si studi, in attesa della scadenza delle restrizioni previste dal DL 30.07.2020, di potersi ritrovare, secondo le norme impartite dai parroci/guardiani, settimanalmente intorno alla Mensa Eucaristica, (Regola OFS n.8), magari anche solo la domenica, in un’unica celebrazione Eucaristica, si potrà così ritrovare il gusto della famiglia (fraternità) che si riunisce intorno a Gesù Eucarestia.
Anche se la fraternità è il luogo naturale in cui immaginare l’essere comunità, essa non è mai un qualcosa di precostituito e non corrisponde quasi mai al nostro sentire, soprattutto se questo è disgiunto da Gesù Eucaristia e non trova in Gesù Cristo il suo fondamento. In realtà, la fraternità è prima di tutto un luogo teologale interiore e poi relazionale esteriore di ascolto, di condivisione, di confronto, di cammino insieme; “fare fraternità” significa dare slancio alle relazioni, in primo luogo quella con Gesù Eucaristia, liberandole dalla tentazione del fare, del possesso o dei numeri e facendo emergere il contributo di ciascuno e di tutti, ma in primo luogo, prima ancora di essere un qualcosa di condiviso esteriormente, fraternità è l’incontro con Gesù e costruzione della propria vera e sincera relazione con Lui.
Carissimi fratelli e sorelle, il Consiglio Regionale tutto, augura a tutti voi una buona e proficua ripresa delle attività e che in esse possiate veramente essere sempre portatori di questa relazione con Gesù Cristo.
Vi abbraccio, con affetto sincero in Cristo

Il ministro regionale

Antonio Fersini

Allegati

 Lettera ripresa attività OFS 14 settembre 2020.pdf

 Linee-orientative.pdf

Lettera Esaltazione della Croce e Festa Sacre Stimmate

Il Vangelo di Gv (12,20-33) racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù. La scena si svolge a Gerusalemme, dove Egli si trova per la festa della Pasqua ebraica. Per questa celebrazione rituale sono arrivati anche alcuni greci; si tratta di uomini animati da sentimenti religiosi, attirati dalla fede del popolo ebraico e che, avendo sentito parlare di questo grande profeta, si avvicinano a Filippo, uno dei dodici apostoli, e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù». Giovanni pone in risalto questa frase, centrata sul verbo vedere, che nel vocabolario dell’evangelista significa andare oltre le apparenze per cogliere il mistero di una persona. Il verbo che utilizza Giovanni, “vedere”, è arrivare fino al cuore, arrivare con la vista, con la comprensione fino all’intimo della persona, dentro la persona. La reazione di Gesù è sorprendente. Egli non risponde con un “sì” o con  OFS del Lazio, piazzale del Verano, 6 – 00187 Roma
un “no”, ma dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato». Queste parole, che sembrano a prima vista ignorare la domanda di quei greci, in realtà danno la vera risposta, perché chi vuole conoscere Gesù deve guardare dentro alla croce, dove si rivela la sua gloria.
Guardare dentro alla croce. Il Vangelo ci invita a volgere il nostro sguardo al crocifisso, che non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma è un segno religioso da contemplare e comprendere. Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi. (Papa Francesco)
Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua Pace.

La Croce del Signore nostro Gesù Cristo è il luogo da cui ripartire per il nostro cammino di perfezione nella carità, dopo ogni nostra fermata, sia Essa il baluardo della nostra vita e lo specchio nel quale cercare e perseguire la Sua imitazione:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, iniziano così le nostre giornate, è il segno della Croce impresso da noi sulla nostra carne, è il segno che lega la nostra quotidianità e la nostra vita alla Trinità di Dio. E mentre la nostra mano accarezza la fronte noi consegniamo al Padre la nostra mente, i nostri pensieri, i nostri progetti. Quando sfioriamo il petto, consegniamo il nostro cuore e i nostri sentimenti, i nostri affetti più cari al Figlio, che è scuola di amore. Toccando infine le spalle invochiamo lo Spirito Santo, sul nostro agire, sul nostro operare, sul nostro lavoro, perché ci dia la forza necessaria per fare bene ciò che ci apprestiamo a fare.
La Croce ci racconta di un Dio che per amore incarna la nostra sofferenza dandogli un senso straordinario cui mai noi avevamo pensato. La Croce tracciata sul nostro corpo è un atto di fede e nel contempo un atto di amore: io credo nel Padre che mi ha generato, io credo nel Figlio che ha allargato le braccia per amore, io credo nello Spirito Consolatore, mia forza, mio coraggio e ad essi mi affido perché so di essere da Essi amato. La croce ci racconta, ogni giorno, del nostro riscatto, nel compimento di quell’Alleanza che strappandoci dalla morte del peccato ci innesta nella vita Trinitaria. La Croce, sostanza d’amore, ci fa famiglia divina, ci rende tutti fratelli.
La Croce tracciata volontariamente e con amore sul nostro corpo racconta il nostro accogliere Gesù nella nostra vita ed esprime il nostro donarci ai fratelli in quell’amore che ci trasforma e ci rende un Corpo solo ed un’anima sola. La Croce non racconta solo del Figlio che per noi ha donato la sua divinità e la sua umanità, ma anche della sofferenza e dell’ingiusta morte di tanti nostri fratelli. La Croce ci racconta di un Mistero che si svela nella semplicità di un pezzo di pane. La Croce è il nostro bene. O Trinità beata, non è impossibile conoscerti, quale suprema commozione riconoscerti in un semplice gesto del mattino.
Vi abbraccio tutti, con affetto sincero in Cristo e vi auguro una santa festa della Santa Croce e delle Stimmate di Francesco.

Il ministro regionale

Antonio Fersini

Allegati

14 settembre Vespri

17 settembre Liturgia

Festa delle stimmate di San Francesco Vespri

Le Sacre Stimmate

Lettera Esaltazione della Croce e Sacre Stimmate 14 settembre

Momento di preghiera per il 17 settembre

Preghiera a San Francesco

Preghiera al Crocefisso

Lettera Festa Maria SS Assunta in cielo

Carissimi fratelli e sorelle e pp. Assistenti, il Signore ci doni la Sua pace.

Francesco vive in pienezza la sua relazione con Maria nella tenerezza e nella venerazione di un figlio, circondandola di un amore indicibile, perché solo Lei aveva reso possibile l’incarnazione di Dio nella nostra umanità e solo Lei aveva reso nostro fratello il Signore della Maestà. A Suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere offriva affetti, tanti e tali, che lingua umana non potrebbe esprimere. Ma cosa che maggiormente riempie di gioia, La costitui avvocata dell’Ordine e pose sotto le Sue ali i figli che Egli stava per lasciare, perché vi trovassero calore e protezione fino alla fine (Celano 198).
La venerazione di Maria, si manifesta in Francesco, soprattutto nella preghiera di intercessione rivolta a Lei, perché giunga al Padre attraverso di Lei e nella imitazione di Lai, in particolar modo della Sua povertà, scrive infatti a s. Chiara, nelle sue ultime volontà: “Voglio seguire la vita e la povertà dell’Altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della Sua Santissima Madre”.
Il Serafico Padre ci indica Maria come il modello da seguire ed imitare, per poter sempre meglio seguire ed imitare Gesù. Nel saluto alla Vergine, la indica come scrigno di tutte le virtù e in Lei, infatti le saluta, concludendo il saluto con la sua lode.

Allegati

 Lettera-Maria-SS-Assunta-15-agosto-2020-1.pdf

 

Beati Lucchesio e Buonadonna

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua pace.
Mai come oggi sentiamo forte in noi il desiderio di essere una vera famiglia “francescana secolare” in quell’unità evangelica ripresa e contemplata dalla nostra Regola.

È nello spirito francescano vivere la pace, la fedeltà ed il rispetto della vita, ma è proprio del Francescano secolare il carisma di realizzare quella famiglia universale, in cui ogni età della vita dell’uomo, bambini, giovani, adulti e anziani, ed ogni aspetto del sociale, trovi quella gioia e quella semplicità evangelica di cui oggi il mondo ha tanta sete: la fraternità.
La Fraternità non può essere vissuta nell’isolamento, sarebbe destinata ad essere sterile e a morire; non può essere pensata per la sola età adulta, perdebbe il suo senso più profondo; non la si può posporre ad altro, non caratterizzerebbe mai la vita di chi l’ha abbracciata; non la si può vivere sui soli ricordi andati, svilirebbe lo Spirito e a nessuno porterebbe frutto; non può fondarsi sul chiacchiericcio, creerebbe solo divisione. La Fraternità è il terreno sul quale radicare ogni propria aspettativa di vita, da essa prende senso la famiglia, il lavoro, la politica, la preghiera.

Lucchesio e Buonadonna erano come tanti altri uomini del loro tempo, appesantiti dalla quotidianità, adombrati dalla necessità del sopravvivere, fuorviati dagli espedienti per l’affermarsi.
Fu lo Spirito attraverso Francesco a toccare i loro cuori e il loro tutto non fu più lo stesso.

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Lettera Lucchesio e Buonadonna

Festa dei Santi Pietro e Paolo

“I Santi Pietro e Paolo, che festeggiamo oggi, nelle icone sono a volte raffigurati mentre sorreggono l’edificio della Chiesa. Questo ci ricorda le parole del Vangelo odierno, in cui Gesù dice a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18). È la prima volta che Gesù pronuncia la parola “Chiesa”, ma più che sul sostantivo vorrei invitarvi a pensare all’aggettivo, che è un possessivo, “mia”: la mia Chiesa. Gesù non parla della Chiesa come di una realtà esterna, ma esprime il grande amore che nutre per lei: la mia Chiesa. È affezionato alla Chiesa, a noi. San Paolo scrive: «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei» (Ef 5,25), cioè, spiega l’Apostolo, Gesù ama la Chiesa come sua sposa. Per il Signore noi non siamo un gruppo di credenti o un’organizzazione religiosa, siamo la sua sposa. Egli guarda con tenerezza la sua Chiesa, la ama con fedeltà assoluta, nonostante i nostri errori e tradimenti. Come quel giorno a Pietro, oggi dice a tutti noi: “mia Chiesa, voi siete mia Chiesa”. (Angelus del 28/06/2020)

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Lettera Festa Santi Pietro e Paolo 29 giugno 2020

Lettera IV Quaresima – “Tu sei la nostra speranza!”. (FF 261)

Nel Vangelo di oggi, quarta domenica di quaresima Gesù compie un gesto che ci dona speranza, in questo periodo buio della nostra vita. Egli prende del fango lo impasta con la sua saliva e lo spalma sugli occhi di un cieco, ridonandogli la vista. È il gesto di una nuova creazione contro ogni aspettativa umana. “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5).
La speranza è sorella della nostra fede e insieme condiscono, accompagnano e caratterizzano ogni momento della nostra vita, ogni nostro gesto, ogni nostro parlare, soprattutto in questi momenti di incertezza e scoraggiamento. Momenti nei quali risuonano forti le parole di Papa Francesco nell’udienza del 4 ottobre 2017:
“il cristiano non è un profeta di sventura. Noi non siamo profeti di sventura. L’essenza del suo annuncio è l’opposto, l’opposto della sventura: è Gesù, morto per amore e che Dio ha risuscitato al mattino di Pasqua. E questo è il nucleo della fede cristiana. Se i Vangeli si fermassero alla sepoltura di Gesù, la storia di questo profeta andrebbe ad aggiungersi alle tante biografie di personaggi eroici che hanno speso la vita per un ideale. Il Vangelo sarebbe allora un libro edificante, anche consolatorio, ma non sarebbe un annuncio di speranza.

Com’è bello pensare che si è annunciatori della risurrezione di Gesù non solamente a parole, ma con i fatti e con la testimonianza della vita! Gesù non vuole discepoli capaci solo di ripetere formule imparate a memoria. Vuole testimoni: persone che propagano speranza con il loro modo di accogliere, di sorridere, di amare. Soprattutto di amare: perché la forza della risurrezione rende i cristiani capaci di amare anche quando l’amore pare aver smarrito le sue ragioni.
C’è un “di più” che abita l’esistenza cristiana, e che non si spiega semplicemente con la forza d’animo o un maggiore ottimismo. La fede, la speranza nostra non è solo un ottimismo; è qualche altra cosa, di più! È come se i credenti fossero persone con un “pezzo di cielo” in più sopra la testa.
È bello questo: noi siamo persone con un pezzo di cielo in più sopra la testa, accompagnati da una presenza che qualcuno non riesce nemmeno ad intuire. Così il compito dei cristiani in questo mondo è quello di aprire spazi di salvezza, come cellule di rigenerazione capaci di restituire linfa a ciò che sembrava perduto per sempre. Quando il cielo è tutto nuvoloso, è una benedizione chi sa parlare del sole. Ecco, il vero cristiano è così: non lamentoso e arrabbiato, ma convinto, per la forza della risurrezione, che nessun male è infinito, nessuna notte è senza termine, nessun uomo è definitivamente sbagliato, nessun odio è invincibile dall’amore.
Quando è venuto il tempo della persecuzione. Sono rimasti lì, dove si era incerti anche del domani, dove non si potevano fare progetti di nessun tipo, sono rimasti sperando in Dio.

Questi sono veri cristiani! Questi portano il cielo nel cuore, guardano oltre, sempre oltre. Chi ha avuto la grazia di abbracciare la risurrezione di Gesù può ancora sperare nell’insperato. Ecco, cari fratelli e sorelle, perché il cristiano è un missionario di speranza. Non per suo merito, ma grazie a Gesù, il chicco di grano che, caduto nella terra, è morto e ha portato molto frutto (cfr Gv 12,24)”.
Carissimi, restiamo saldi nella nostra speranza che è Cristo Gesù, certi di non essere mai soli, né mai delusi, uniti nella preghiera vicendevole, ma soprattutto per coloro che non possono più farlo, per coloro che sono stati colpiti negli affetti più cari, per coloro che lottano senza risparmiarsi perché sui nostri volti ritorni il sorriso.

Vi abbraccio tutti, con affetto sincero in Cristo

Il ministro regionale OFS Lazio

Antonio Fersini

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Lettera IV Quaresima 21 marzo 2020

Lettera Sospensione incontri Regionali

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua pace,

viste de decisioni della Diocesi di Roma di sospendere temporaneamente incontri e corsi formativi programmati e gli orientamenti istituzionali nazionali che hanno determinato per i prossimi giorni anche la chiusura di tutte le scuole, l’annullamento di convegni e congressi, su tutto il territorio nazionale, sentito il Consiglio Regionale in merito, sospendo precauzionalmente, a partire da domani 05 marzo 2020, per 15 giorni, salvo diverse comunicazioni tutti gli incontri formativi regionali e zonali e i ritiri zonali.

Si raccomanda a tutti e ciascuno l’adeguamento alle disposizioni emanate in merito sia a livello ecclesiale che civile, anche attraverso l’adozione di ogni misura idonea a tutelare la salute dei fratelli e quella pubblica, inoltre, là dove i consigli locali lo ritenessero necessario, anche la sospensione precauzionale degli incontri locali di fraternità.

Inoltre, chiedo, ad ognuno di voi, che, quotidianamente ed in modo particolare ci si raccolga nella preghiera di supplica, di adorazione, o della recita del S. Rosario, invocando la Misericordia Divina che ci liberi sempre e ci preservi da ogni male, e doni la salute a quanti sono nella malattia,

fraternamente vi abbraccio tutti con affetto sincero in Cristo

Il ministro

Antonio Fersini

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Sospensione incontri Regionali

DPCM del 4.3.2020 – 16.32.pdf

Santo Natale 2019

«Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello» (FF 468)

Carissimi tutti, fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua Gioia.
Questo grido del cuore di Francesco è oggi il grido del cuore di ciascuno di noi. Tutti noi siamo pronti, lì, vicino alla greppia, nelle nostre famiglie e nelle nostre Chiese e attendiamo di rivivere il momento in cui Dio, nel il Suo Figlio Gesù Cristo, fa nuove tutte le cose. Francesco rivivendo questo “Mistero” fa celebrare lì sul luogo la Santa Eucaristia.
Accostiamoci quindi a questo Mistero aprendo il nostro cuore alla gioia della consapevolezza che “alla radice dell’Eucaristia c’è la vita verginale di Maria che fece, per opera dello Spirito Santo, della sua carne un tempio, del suo cuore un altare” (S.Giovanni Paolo II, 2 giugno 1983).
Maria è il tempio, l’altare e la radice del mistero salvifico. Lei è il primo tempio e il primo altare dove Gesù prende le sembianze umane, Maria è il tempio in cui l’incarnazione avviene per la prima volta nella storia dell’uomo, nella sua forma più naturale, non già in Mistero, ma nella carne e nel sangue di un Bambino, Eucaristia fra noi. Maria è lo strumento della prima Eucaristia in quanto dà il suo corpo ed il suo sangue a Colui che è Eucaristia. Maria è radice dell’Eucaristia.

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Lettera Natale 2019

Lettera Ministro Generale Tibor Kauser riguardante “Well4Africa”

Carissimi,
Possa il Signore donarvi la sua Pace!
È già trascorso un anno e mezzo da quando, dal20 al 26 agosto 2018, si è celebrato in Lituania il 3 ° Congresso europeo OFS e GiFra il quale ha prodotto un frutto speciale, l‘ iniziativa sociale “Well4Africa”. Dato che la mancanza di acqua potabile è una delle maggiori sfide per gran parte degli abitanti del continente africano, i partecipanti al Congresso hanno deciso di lanciare questo progetto per aiutare i loro fratelli e sorelle dell‘Africa ad avere dei pozzi nel loro villaggio.
Alla luce del grande sostegno che, dopo il Congresso, le Fraternità nazionali hanno dato alla iniziativa, la presidenza del CIOFS ha deciso che “Well4Africa” diventasse un progetto permanente per l’intero Ordine Francescano Secolare e ne ha affidato la gestione al Consiglio Nazionale di Lituania.
La lettera allegata, a firma dell’Ordine Francescano Secolare di Lituania, presenta un quadro completo di quanto ad oggi realizzato dall’iniziativa sociale “Well4Africa”
Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine a tutti quei Francescani Secolari e a tutte quelle persone di buona volontà che hanno risposto con entusiasmo a questa proposta sostenendola con la preghiera e con offerte di denaro. Che il Signore possa benedirli abbondantemente.
Dato poi che questo è diventato un progetto permanente dell’Ordine, invito tutte le Fraternità Nazionali a mantenere vivo il loro interesse verso di esso e a prendere in considerazione la possibilità di inviare un proprio contributo e invito invece le Fraternità dell‘ Africa di approfittare di questa opportunità e di richiedere quindi un sostegno.
Manifestiamo quindi la nostra solidarietà unendoci a questo progetto che è veramente connaturato alla nostra indole e alla nostra spiritualità di Francescani Secolari.

Fraternamente

Tibor Kauser

Ministro Generale CIOFS

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