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Lettera via Crucis 2021

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci dia pace.
La pandemia che ormai da un anno flagella la nostra quotidianità ci richiama ad una maggiore attenzione verso quel mistero insondabile della sofferenza umana, che nel nostro esistere si presenta quasi sempre come frutto delle nostre multiformi fragilità.
Siamo ormai nel cuore della quaresima, tempo particolarmente indicato alla riflessione e all’introspezione personale. Se poi, noi considerassimo la sofferenza che nell’immediato ci circonda, scopriremmo in ogni volto che l’accompagna, il volto martoriato dell’”Ecce Homo”, e negli sguardi che si incrociano ritroveremmo il fratello che ha bisogno della nostra vicinanza.
La via Crucis che vi allego, scritta da S.E. Mons Paolo RICCIARDI, che ci ha accompagnato nel cammino di avvento, vuole essere il tentativo di entrare, “in punta di piedi” nei pensieri della mente e del cuore di quelle persone, colpite dalla sofferenza, che forse molto spesso indifferentemente o inconsapevolmente incontriamo lungo i nostri giorni.
A tutti voi l’augurio di un buon e santo cammino verso la Pasqua del Signore nostro Gesù Cristo.
Vi abbraccio, con affetto sincero

Il ministro regionale OFS Lazio

Antonio Fersini

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Lettera Via Crucis 10 marzo 2021

Via Crucis

Progetto “Pietra su pietra”

Chi l’avrebbe mai detto che le pietre si sarebbero potute evolvere? Eppure, è proprio così: “Pietra su pietra” si sta sviluppando in altre direzioni, che non sono più (e soltanto) l’aiuto alle popolazioni terremotate ma anche e soprattutto l’attenzione verso ogni tipo di disagio, difficoltà e richiesta di aiuto che arrivi alle orecchie e al cuore dell’OFS.
Lo avevamo già preannunciato in un precedente articolo, ed ora lo affermiamo con forza, perchè realmente il focus di questo progetto si sta ampliando a 360 gradi e, come e dove può, cerca di dare una mano.
In particolare, attualmente sono stati individuati tre “filoni” che meritano la nostra attenzione e vicinanza:
Il Covid, già tristemente noto, che lascia dietro di sé anche problemi economici e sociali, ai quali stiamo rispondendo con aiuti ad alcune associazioni che lavorano sul territorio ma che merita un ulteriore ampliamento di interventi, cercando di capire, ognuno nella propria città o paese, quali siano le emergenze alle quali poter dare una risposta. Dunque, facendo un’indagine sulla realtà vicina alla nostra fraternità di appartenenza, per poter dare un aiuto mirato.
Il terremoto in Croazia, del 29 dicembre scorso, per il quale il Consiglio Nazionale ha interpellato la consigliera del Ciofs Ana Fruck, croata, che ha proposto un gemellaggio tra le fraternità d’Italia e quelle della Croazia, per creare un ponte di solidarietà concreta ma anche un dialogo fraterno e, il più possibile, diretto tra popoli.
I profughi della Bosnia, in particolare di Lipa (ma non solo).
In questo caso, nella zona operano da qualche tempo i volontari della Caritas italiana e ambrosiana e l’IPSIA (istituto delle Acli) che cercano di dare sostegno materiale e umano alle persone che sopravvivono, in condizioni estremamente precarie, ai confini della Bosnia, con la speranza di trovare un futuro migliore in un’Europa che, purtroppo, gli sta voltando le spalle. Per dar loro
qualche aiuto, al momento è possibile solo inviare denaro. Più in là nel tempo (per la prossima estate) sarà anche attivata la proposta di volontariato, in particolare col servizio civile nazionale, i cui bandi sono in uscita a breve.
Le emergenze e le richieste di aiuto purtroppo non si esauriscono con queste tre situazioni citate, ma ciò che ci preme sottolineare, per ora, è l’importanza di alzare lo sguardo su ciò che la realtà ci presenta, sui bisogni di chi ci chiama e anche di chi non ha voce o fiato sufficiente per arrivare alle nostre orecchie. Cerchiamo di “sintonizzarci” su questi richiami, per dare concretamente una mano, per come possiamo, e per costruire insieme una progettualità che, in un movimento circolare dalla singola fraternità a quella nazionale, possa portare i francescani secolari ad ESSERE Chiesa in uscita.

Il gruppo di lavoro EPM

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Pietra su pietra e emergenze

IT Lettera Pro Croatia

Lettera di natale 2020

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore
ci dia pace.
Parlare oggi di letizia e di esultanza, nonostante i tanti lutti, le tante sofferenze e le continue limitazioni dovute alla pandemia, sembra quasi un paradosso, un non voler vedere quanto ci accade intorno.
Mancavano solo tre anni alla salita al cielo di Francesco e la sua malattia aveva sicuramente minato profondamente la sua già flebile salute, (di lì a poco si sarebbe ritirato da tutto e da tutti, sulla Verna), quando a Greccio, realizzò il primo presepe e fu proprio in quella circostanza, raccontano le Fonti, che Francesco si riveste dei paramenti diaconali e canta il Santo Vangelo con voce forte e dolce, limpida e sonora tanto da rapire tutti in desideri di cielo. “Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava “il Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole”. La situazione di estrema povertà e di sofferenza fisica, di san Francesco ben si addice a paragone dei tempi che stiamo vivendo, ma, nonostante tutto, la sua voce e la sua bocca erano colmi di esultanza e di letizia perché il suo cuore era pieno di speranza.
Carissimi, non ci può essere letizia ed esultanza in noi se nel nostro cuore non vive la speranza, Gesù è la nostra speranza. Non possiamo essere lieti ed esultare se il nostro cuore non è ricolmo di quella stessa umiltà che Dio manifesta nell’incarnazione, “e il verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”, Gesù è l’umiltà di Dio, solo chi ama sa farsi piccolo. Dio è amore, Gesù è la tenerezza del Padre che, per amore, nella Sua Misericordia si fa piccolo, fragile, ultimo, servo.
“Che giova a me, che Gesù Cristo sia nato più di 2000 anni fa dalla Vergine Maria a Betlemme, se oggi Egli non nasce per fede nel mio cuore?”
Fratelli e sorelle carissime, spogliamoci da ogni nostro preconcetto umano, da ogni nostra sicurezza umana, perché il Verbo di Dio, possa incarnarsi nel nostro cuore e nella nostra anima nel senso più profondo di questo mistero.
“O Verbo eterno del Padre, Figlio di Dio e di Maria, rinnova anche oggi, nel segreto delle nostre anime, il mirabile prodigio della Tua nascita”. (S. Giovanni XXXIII).
Il consiglio regionale augura a tutti voi un santo Natale
Il ministro regionale OFS Lazio
Antonio Fersini

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Lettera di Natale

Lettera Ministro Generale CIOFS: linee guida in tempo di pandemia

Care sorelle e cari fratelli,
Il Signore vi doni la sua pace!

Novembre è il mese in cui pensiamo di più ai Santi. Celebriamo tutti i santi, anche quelli della grande Famiglia Serafica, che accendono lanterne davanti a noi illuminando il nostro cammino quando cerchiamo Dio e cerchiamo di vivere la nostra vocazione. Ricordiamo i nostri cari, familiari, fratelli, sorelle, colleghi, vicini di casa, che non sono più con noi e che vorremmo incontrare di nuovo.
Preghiamo per coloro che ci hanno lasciato quest’anno, quindi invito tutti voi a dedicare un momento speciale alla preghiera per le nostre sorelle, fratelli, familiari, che ci hanno lasciato quest’anno, specialmente per coloro che sono mancati a causa dal Covid-19.
La pandemia ha ancora un forte impatto sulle nostre vite e ancor più di prima abbiamo bisogno del conforto dello Spirito Santo. Le Fraternità non possono ancora incontrarsi e la mancanza di contatti personali rende la vita fraterna più difficile che mai. Questa situazione perdura già da più di sei mesi e so quanto sia difficile per ciascuno di voi affrontare tutto questo. Prego per ognuno di voi, chiedendo al
Signore del Tempo di liberarci da questa difficoltà e di darci forza, finché non torneremo a uno stile di vita più normale.
La Presidenza CIOFS sta vivendo le stesse difficoltà, ma noi cerchiamo di fare del nostro meglio per portare avanti la vita fraterna e per rispondere alle attuali esigenze della Fraternità Internazionale e delle Fraternità Nazionali. Consapevole delle principali necessità, vi invio tre documenti che speriamo vi aiutino almeno nelle questioni pratiche della vita fraterna. Ringrazio la Commissione Giuridica e l’intera
Presidenza per questi documenti.

Il primo documento è una breve linea guida che intende aiutarvi ad affrontare le domande riguardanti i capitoli, le ammissioni e le professioni, durante questo periodo di pandemia in cui le fraternità non possono riunirsi.

Il secondo è il documento di supporto aggiornato per gli Statuti Nazionali. Questa versione aggiornata è stata migliorata sulla base delle esperienze più recenti.

Il terzo documento è una linea guida per i ricorsi. Basandoci sulla esperienza della Presidenza, abbiamo ritenuto utile fare luce su alcuni punti e chiarire la procedura.

Spero che questi documenti vi siano di aiuto in questa situazione, anche se comprendo che non possono sostituire l’amore e i sorrisi che ci scambiamo di persona, le Sante Messe in comune, le buone condivisioni, le cene insieme, la vita fraterna nella sua pienezza.
Che il Signore ci illumini, affinché possiamo vedere in questa ricchezza e varietà di santità che ricordiamo specialmente in questo mese, che anche noi abbiamo questa stessa vocazione, cioè essere santi! Non c’è un solo modo per essere santi, Dio invita ciascuno di noi ad essere santo a modo proprio e nella propria vita. Prego per voi tutti, affinché possiate trovare il modo giusto per diventare santi!

Continuo a pregare per tutti voi e chiedo le vostre preghiere per me e per la Presidenza, in modo che possiamo servire voi, la Fraternità Internazionale, giorno dopo giorno e sempre meglio.
Vostro ministro e fratello minore,

Tibor Kauser

Ministro Generale CIOFS

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Domande al tempo della pandemia

Lettera Ministro Generale Tibor Kauser del 29 novembre 2020

Miei cari Fratelli e care Sorelle che siete nel mondo!
Possa il Signore donarvi la sua pace!
Mi ero già rivolto a voi lo scorso mese di marzo, quando avevamo dovuto constatare che questa pandemia mondiale stava avendo un impatto profondo sulle nostre vite e che avremmo dovuto affrontare grandi sfide, forse le più grandi di sempre. Da un giorno all’altro tutto era cambiato. Non avevamo idea di cosa ci potessimo aspettare. Sapevamo soltanto che la pandemia non era una punizione divina, ma grande era l’incertezza nel discernere quale fosse la volontà di Dio. Certo, non c’è ancora chiarezza sulla soluzione finale a questa straordinaria situazione che ci troviamo a vivere, ma sappiamo che Dio non ci abbandonerà mai. Anche se la vita non è facile, possiamo sentire l’amore di Dio. Sappiamo che, sebbene non possiamo godere dei contatti personali tra noi, possiamo essere sempre in contatto personale con Dio. Nella nostra vita la preghiera è diventata sempre più significatica e, proprio per questo motivo e a nome della Presidenza CIOFS, invito tutti voi ad unirvi alla giornata di preghiera che stiamo proponendo.
Ancora una volta, questo momento ci consentirà di essere più vicini tra noi e ci confermerà della forza della preghiera e nell’aspetto contemplativo della nostra vita.
Per questa ragione, io indico la

Giornata mondiale di preghiera per l’Ordine Francescano Secolare e la
Gioventù Francescana
domenica, 29 novembre 2020

con il fine di avere, partendo dal primo giorno del nuovo anno ecclesiale, un nuovo inizio alla 1° domenica di Avvento e la Festa di tutti i Santi della Famiglia Serafica, chiedendo l’intercessione dei santi francescani. Invito ogni sorella e fratello francescano secolare e i gifrini a unirsi alla preghiera recitando il Rosario Serafico (Coroncina Francescana). La giornata di preghiera inizierà sabato 28 novembre alle ore 18:00 CET e si concluderà domenica 29 novembre alle ore 18:00 CET. Per ulteriori dettagli e informazioni, invito tutti ad accedere sia al sito Web che alla pagina Facebook del CIOFS e quindi a seguire e utilizzare questi mezzi di comunicazione.
Come apprendiamo dai notiziari, si presume che nelle prossime settimane la pandemia possa raggiungere il suo apice, ma dobbiamo comunque essere pazienti e resistere. Siamo tuttavia certi che, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, siamo sempre più vicini al giorno in cui sarà ancora possibile incontrarci di persona. Chiediamo al Signore dei tempi di darci “fede retta, speranza certa e carità perfette, senno e conoscimento”, così da poter vivere questo periodo secondo la sue intenzioni.
Chiedo a chi riceverà questa lettera il favore di distribuirla, in modo che essa possa raggiungere tutti i fratelli e le sorelle dando così modo a tutti di aderire a questo invito alla preghiera.
Chiedendo al nostro Serafico Padre San Francesco e a tutti i Santi della Famiglia Francescana la loro intercessione, vi saluto con grande affetto
Vostro fratello minore

Tibor Kauser
Ministro Generale CIOFS

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 Giornata mondiale di preghiera

Lettera ripresa attività OFS 14 settembre 2020 e Allegato Linee guida della CEI

Carissimi fratelli e sorelle il Signore ci doni la Sua Pace.
Molte fraternità hanno chiesto al Consiglio Regionale di poter riprendere le attività e la vita fraterna.
L’attuale situazione di ripresa dei contagi, soprattutto nella nostra regione, non ci permette di abbassare la guardia nella prevenzione, né ci consente di sottovalutare il rischio della possibile formazione di nuovi focolai di contagio. Tante sono le incognite di questo tempo, che esigono che si resista al forte desiderio (necessità del cuore di ognuno di noi) di riprendere in pieno le nostre attività. Tante sono le incertezze che dettano prudenza anche nel campo scientifico, e ci impongono di non cedere alla tentazione di pensare che il ritorno alla normalità nella vita sociale sia imminente.
«Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla»
(papa Francesco Omelia di Pentecoste, 31 maggio 2020).
Tuttavia, da tempo siano ritornati alle nostre celebrazioni Eucaristiche, tanto a lungo sospirate; in questi giorni, seppure con notevoli problematiche, riprendono anche le attività catechistiche parrocchiali. La Cei, memore delle normative di legge in merito, ha emanato al proposito le linee guida, cui fare riferimento, là dove esistano i presupposti, spazi idonei e garanzie sufficienti per la loro applicazione, nel riprendere le attività, bloccate a seguito della pandemia.
È tempo di riaprire le nostre fraternità, pertanto tutti i consigli delle fraternità locali sono invitati, ad interrogarsi su che cosa sia veramente necessario per la propria fraternità, e, solo là dove si sia verificata l’esistenza dei presupposti per applicare le leggi emanate sia dal Governo e le linee guida della CEI, ed averle scrupolosamente verificate con il consenso del Parroco o Guardiano, studiare un piano locale di ripresa graduale, degli incontri e delle attività fraterne, magari anche senza grandi progetti, piano che possa essere attuato nella massima prudenza e sicurezza, ma che preveda anche la possibilità di limitare quanto potrebbe mettere a repentaglio la salute dei fratelli e di quanti afferiscono agli stessi spazi, tenendo presente che la situazione di emergenza è in atto fino al 15 ottobre 2020 (DL 30.07.2020).
Sicuramente, il primo passo da compiere, là dove non sia stato ancora stato fatto, è pensare anzitutto
alle sorelle e ai fratelli che in questi mesi si sono rinchiusi nelle loro abitazioni, per prudenza, per problemi di età e/o di patologie, facendo loro sentire la vicinanza della fraternità e di quanta attenzione fraterna essi sono oggetto.
La dove non sia possibile ripartire con gli incontri fraterni per l’esiguità degli spazi a disposizione, ferme restando tutte le altre misure di sicurezza previste, si studi, in attesa della scadenza delle restrizioni previste dal DL 30.07.2020, di potersi ritrovare, secondo le norme impartite dai parroci/guardiani, settimanalmente intorno alla Mensa Eucaristica, (Regola OFS n.8), magari anche solo la domenica, in un’unica celebrazione Eucaristica, si potrà così ritrovare il gusto della famiglia (fraternità) che si riunisce intorno a Gesù Eucarestia.
Anche se la fraternità è il luogo naturale in cui immaginare l’essere comunità, essa non è mai un qualcosa di precostituito e non corrisponde quasi mai al nostro sentire, soprattutto se questo è disgiunto da Gesù Eucaristia e non trova in Gesù Cristo il suo fondamento. In realtà, la fraternità è prima di tutto un luogo teologale interiore e poi relazionale esteriore di ascolto, di condivisione, di confronto, di cammino insieme; “fare fraternità” significa dare slancio alle relazioni, in primo luogo quella con Gesù Eucaristia, liberandole dalla tentazione del fare, del possesso o dei numeri e facendo emergere il contributo di ciascuno e di tutti, ma in primo luogo, prima ancora di essere un qualcosa di condiviso esteriormente, fraternità è l’incontro con Gesù e costruzione della propria vera e sincera relazione con Lui.
Carissimi fratelli e sorelle, il Consiglio Regionale tutto, augura a tutti voi una buona e proficua ripresa delle attività e che in esse possiate veramente essere sempre portatori di questa relazione con Gesù Cristo.
Vi abbraccio, con affetto sincero in Cristo

Il ministro regionale

Antonio Fersini

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 Lettera ripresa attività OFS 14 settembre 2020.pdf

 Linee-orientative.pdf

Lettera Esaltazione della Croce e Festa Sacre Stimmate

Il Vangelo di Gv (12,20-33) racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù. La scena si svolge a Gerusalemme, dove Egli si trova per la festa della Pasqua ebraica. Per questa celebrazione rituale sono arrivati anche alcuni greci; si tratta di uomini animati da sentimenti religiosi, attirati dalla fede del popolo ebraico e che, avendo sentito parlare di questo grande profeta, si avvicinano a Filippo, uno dei dodici apostoli, e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù». Giovanni pone in risalto questa frase, centrata sul verbo vedere, che nel vocabolario dell’evangelista significa andare oltre le apparenze per cogliere il mistero di una persona. Il verbo che utilizza Giovanni, “vedere”, è arrivare fino al cuore, arrivare con la vista, con la comprensione fino all’intimo della persona, dentro la persona. La reazione di Gesù è sorprendente. Egli non risponde con un “sì” o con  OFS del Lazio, piazzale del Verano, 6 – 00187 Roma
un “no”, ma dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato». Queste parole, che sembrano a prima vista ignorare la domanda di quei greci, in realtà danno la vera risposta, perché chi vuole conoscere Gesù deve guardare dentro alla croce, dove si rivela la sua gloria.
Guardare dentro alla croce. Il Vangelo ci invita a volgere il nostro sguardo al crocifisso, che non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma è un segno religioso da contemplare e comprendere. Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi. (Papa Francesco)
Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua Pace.

La Croce del Signore nostro Gesù Cristo è il luogo da cui ripartire per il nostro cammino di perfezione nella carità, dopo ogni nostra fermata, sia Essa il baluardo della nostra vita e lo specchio nel quale cercare e perseguire la Sua imitazione:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, iniziano così le nostre giornate, è il segno della Croce impresso da noi sulla nostra carne, è il segno che lega la nostra quotidianità e la nostra vita alla Trinità di Dio. E mentre la nostra mano accarezza la fronte noi consegniamo al Padre la nostra mente, i nostri pensieri, i nostri progetti. Quando sfioriamo il petto, consegniamo il nostro cuore e i nostri sentimenti, i nostri affetti più cari al Figlio, che è scuola di amore. Toccando infine le spalle invochiamo lo Spirito Santo, sul nostro agire, sul nostro operare, sul nostro lavoro, perché ci dia la forza necessaria per fare bene ciò che ci apprestiamo a fare.
La Croce ci racconta di un Dio che per amore incarna la nostra sofferenza dandogli un senso straordinario cui mai noi avevamo pensato. La Croce tracciata sul nostro corpo è un atto di fede e nel contempo un atto di amore: io credo nel Padre che mi ha generato, io credo nel Figlio che ha allargato le braccia per amore, io credo nello Spirito Consolatore, mia forza, mio coraggio e ad essi mi affido perché so di essere da Essi amato. La croce ci racconta, ogni giorno, del nostro riscatto, nel compimento di quell’Alleanza che strappandoci dalla morte del peccato ci innesta nella vita Trinitaria. La Croce, sostanza d’amore, ci fa famiglia divina, ci rende tutti fratelli.
La Croce tracciata volontariamente e con amore sul nostro corpo racconta il nostro accogliere Gesù nella nostra vita ed esprime il nostro donarci ai fratelli in quell’amore che ci trasforma e ci rende un Corpo solo ed un’anima sola. La Croce non racconta solo del Figlio che per noi ha donato la sua divinità e la sua umanità, ma anche della sofferenza e dell’ingiusta morte di tanti nostri fratelli. La Croce ci racconta di un Mistero che si svela nella semplicità di un pezzo di pane. La Croce è il nostro bene. O Trinità beata, non è impossibile conoscerti, quale suprema commozione riconoscerti in un semplice gesto del mattino.
Vi abbraccio tutti, con affetto sincero in Cristo e vi auguro una santa festa della Santa Croce e delle Stimmate di Francesco.

Il ministro regionale

Antonio Fersini

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14 settembre Vespri

17 settembre Liturgia

Festa delle stimmate di San Francesco Vespri

Le Sacre Stimmate

Lettera Esaltazione della Croce e Sacre Stimmate 14 settembre

Momento di preghiera per il 17 settembre

Preghiera a San Francesco

Preghiera al Crocefisso

Lettera Festa Maria SS Assunta in cielo

Carissimi fratelli e sorelle e pp. Assistenti, il Signore ci doni la Sua pace.

Francesco vive in pienezza la sua relazione con Maria nella tenerezza e nella venerazione di un figlio, circondandola di un amore indicibile, perché solo Lei aveva reso possibile l’incarnazione di Dio nella nostra umanità e solo Lei aveva reso nostro fratello il Signore della Maestà. A Suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere offriva affetti, tanti e tali, che lingua umana non potrebbe esprimere. Ma cosa che maggiormente riempie di gioia, La costitui avvocata dell’Ordine e pose sotto le Sue ali i figli che Egli stava per lasciare, perché vi trovassero calore e protezione fino alla fine (Celano 198).
La venerazione di Maria, si manifesta in Francesco, soprattutto nella preghiera di intercessione rivolta a Lei, perché giunga al Padre attraverso di Lei e nella imitazione di Lai, in particolar modo della Sua povertà, scrive infatti a s. Chiara, nelle sue ultime volontà: “Voglio seguire la vita e la povertà dell’Altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della Sua Santissima Madre”.
Il Serafico Padre ci indica Maria come il modello da seguire ed imitare, per poter sempre meglio seguire ed imitare Gesù. Nel saluto alla Vergine, la indica come scrigno di tutte le virtù e in Lei, infatti le saluta, concludendo il saluto con la sua lode.

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Beati Lucchesio e Buonadonna

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua pace.
Mai come oggi sentiamo forte in noi il desiderio di essere una vera famiglia “francescana secolare” in quell’unità evangelica ripresa e contemplata dalla nostra Regola.

È nello spirito francescano vivere la pace, la fedeltà ed il rispetto della vita, ma è proprio del Francescano secolare il carisma di realizzare quella famiglia universale, in cui ogni età della vita dell’uomo, bambini, giovani, adulti e anziani, ed ogni aspetto del sociale, trovi quella gioia e quella semplicità evangelica di cui oggi il mondo ha tanta sete: la fraternità.
La Fraternità non può essere vissuta nell’isolamento, sarebbe destinata ad essere sterile e a morire; non può essere pensata per la sola età adulta, perdebbe il suo senso più profondo; non la si può posporre ad altro, non caratterizzerebbe mai la vita di chi l’ha abbracciata; non la si può vivere sui soli ricordi andati, svilirebbe lo Spirito e a nessuno porterebbe frutto; non può fondarsi sul chiacchiericcio, creerebbe solo divisione. La Fraternità è il terreno sul quale radicare ogni propria aspettativa di vita, da essa prende senso la famiglia, il lavoro, la politica, la preghiera.

Lucchesio e Buonadonna erano come tanti altri uomini del loro tempo, appesantiti dalla quotidianità, adombrati dalla necessità del sopravvivere, fuorviati dagli espedienti per l’affermarsi.
Fu lo Spirito attraverso Francesco a toccare i loro cuori e il loro tutto non fu più lo stesso.

Allegati

Lettera Lucchesio e Buonadonna