Home non categorizzato

non categorizzato

Lettera Esaltazione della Croce e Festa Sacre Stimmate

Il Vangelo di Gv (12,20-33) racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù. La scena si svolge a Gerusalemme, dove Egli si trova per la festa della Pasqua ebraica. Per questa celebrazione rituale sono arrivati anche alcuni greci; si tratta di uomini animati da sentimenti religiosi, attirati dalla fede del popolo ebraico e che, avendo sentito parlare di questo grande profeta, si avvicinano a Filippo, uno dei dodici apostoli, e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù». Giovanni pone in risalto questa frase, centrata sul verbo vedere, che nel vocabolario dell’evangelista significa andare oltre le apparenze per cogliere il mistero di una persona. Il verbo che utilizza Giovanni, “vedere”, è arrivare fino al cuore, arrivare con la vista, con la comprensione fino all’intimo della persona, dentro la persona. La reazione di Gesù è sorprendente. Egli non risponde con un “sì” o con  OFS del Lazio, piazzale del Verano, 6 – 00187 Roma
un “no”, ma dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato». Queste parole, che sembrano a prima vista ignorare la domanda di quei greci, in realtà danno la vera risposta, perché chi vuole conoscere Gesù deve guardare dentro alla croce, dove si rivela la sua gloria.
Guardare dentro alla croce. Il Vangelo ci invita a volgere il nostro sguardo al crocifisso, che non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma è un segno religioso da contemplare e comprendere. Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi. (Papa Francesco)
Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua Pace.

La Croce del Signore nostro Gesù Cristo è il luogo da cui ripartire per il nostro cammino di perfezione nella carità, dopo ogni nostra fermata, sia Essa il baluardo della nostra vita e lo specchio nel quale cercare e perseguire la Sua imitazione:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, iniziano così le nostre giornate, è il segno della Croce impresso da noi sulla nostra carne, è il segno che lega la nostra quotidianità e la nostra vita alla Trinità di Dio. E mentre la nostra mano accarezza la fronte noi consegniamo al Padre la nostra mente, i nostri pensieri, i nostri progetti. Quando sfioriamo il petto, consegniamo il nostro cuore e i nostri sentimenti, i nostri affetti più cari al Figlio, che è scuola di amore. Toccando infine le spalle invochiamo lo Spirito Santo, sul nostro agire, sul nostro operare, sul nostro lavoro, perché ci dia la forza necessaria per fare bene ciò che ci apprestiamo a fare.
La Croce ci racconta di un Dio che per amore incarna la nostra sofferenza dandogli un senso straordinario cui mai noi avevamo pensato. La Croce tracciata sul nostro corpo è un atto di fede e nel contempo un atto di amore: io credo nel Padre che mi ha generato, io credo nel Figlio che ha allargato le braccia per amore, io credo nello Spirito Consolatore, mia forza, mio coraggio e ad essi mi affido perché so di essere da Essi amato. La croce ci racconta, ogni giorno, del nostro riscatto, nel compimento di quell’Alleanza che strappandoci dalla morte del peccato ci innesta nella vita Trinitaria. La Croce, sostanza d’amore, ci fa famiglia divina, ci rende tutti fratelli.
La Croce tracciata volontariamente e con amore sul nostro corpo racconta il nostro accogliere Gesù nella nostra vita ed esprime il nostro donarci ai fratelli in quell’amore che ci trasforma e ci rende un Corpo solo ed un’anima sola. La Croce non racconta solo del Figlio che per noi ha donato la sua divinità e la sua umanità, ma anche della sofferenza e dell’ingiusta morte di tanti nostri fratelli. La Croce ci racconta di un Mistero che si svela nella semplicità di un pezzo di pane. La Croce è il nostro bene. O Trinità beata, non è impossibile conoscerti, quale suprema commozione riconoscerti in un semplice gesto del mattino.
Vi abbraccio tutti, con affetto sincero in Cristo e vi auguro una santa festa della Santa Croce e delle Stimmate di Francesco.

Il ministro regionale

Antonio Fersini

Allegati

14 settembre Vespri

17 settembre Liturgia

Festa delle stimmate di San Francesco Vespri

Le Sacre Stimmate

Lettera Esaltazione della Croce e Sacre Stimmate 14 settembre

Momento di preghiera per il 17 settembre

Preghiera a San Francesco

Preghiera al Crocefisso

Festa del perdono di Assisi

“O semplicione dove vai? Quale prova porti tu di tale Indulgenza?”. E il Beato Francesco rispose: “Per me è sufficiente la vostra parola. Se è opera di Dio, tocca a Lui renderla manifesta. Di tale Indulgenza non voglio altro istrumento, ma solo che la Vergine Maria sia la carta, Cristo sia il notaio e gli Angeli siano i testimoni”.(Diploma di Teobaldo 3395)
Queste parole rivolte a Francesco da papa Onorio III lasciano intendere lo stato d’animo e la semplicità di Francesco davanti al mistero del perdono dei nostri peccati e della salvezza donataci dal Signore.
Per ognuno di noi, l’importanza della concessione papale avrebbe richiesto almeno un documento inconfutabile, Francesco invece, ci insegna la modalità  3con cui accogliere e custodire la grazia dell’indulgenza plenaria. Il perdono è sempre opera di Dio che si concretizza gratruitamente nella Sua Chiesa, attraverso il ministero sacerdotale. Non è solo un semplice rito da celebrare, ma un cambiamento del cuore nel riconoscersi bisognosi di quell’abbraccio misericordioso del Padre e nell’affidarsi totalmente a Lui. È un atto di amore da vivere consapevolmente nella sua pienezza, perché ci possa riconciliare con la parte più profonda di noi stessi, con il creato e con Dio.
Possa trovare posto in voi quella stessa gioia che provò Francesco, nel vedersi concedere tale e tanta Grazia dal Signore, e possa essa crescere nel vostro cuore, così come crebbe maggiormente in Francesco nel vederla confermata del Santo Padre e nel comunicarla poi a tutti e con tutti condividerla; così possiate anche voi gioire con i fratelli.

Allegati

Lettera Perdono di Assisi

pieghevole 1

pieghevole 2

pieghevole

INDULGENZA DELLA PORZIUNCOLA

intenzione di preghiera

Quaresima 2020

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20)

Questo grido che il santo Padre ci ricorda nel suo messaggio per la Quaresima che oggi si apre sul nostro cammino di conversione, non può e non deve restare inascoltato.
Carissimi fratelli e sorelle il Signore ci dona la sua pace.
Viviamo momenti difficili, pieni di insicurezze e di allarmismi che ci disorientano e ci rendono ancora più diffidenti verso gli ultimi e gli emarginati, verso il diverso da noi. Anche Gesù fu considerato diverso da quello che era il pensare del tempo e per questo fu condannato. Non dimentichiamo che abbiamo una ricchezza straordinaria da condividere con tutti, quella di essere amati gratuitamente e immeritatamente e questo tempo che ci è ancora una volta donato, “Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore”, perché nei nostri cuori possa vivere quella “gioia che scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù”.

Buon cammino di conversione a tutti.

Vi abbraccio, con affetto sincero in Cristo

Il ministro

Antonio Fersini

Allegati

Lettera Quaresima 2020

Peregrinatio Icona e Reliquia Santa Rosa

Carissimi fratelli, sorelle e Pp. Assistenti, pace e bene a tutti voi, in Cristo Gesù nostro Signore.

Siamo ancora tutti nell’entusiasmo suscitato nei nostri cuori dalla seconda edizione dal festival “Con Francesco nella valle”, che ci ha visti spettatori ed attori di straordinari momenti di gioia fraterna condivisa con tanti uomini e donne di buona volontà. Ognuno di noi custodisce gesti, volti, parole, sensazioni di questi giorni unici e irripetibili, sono gesti, volti, parole e sensazioni che il Signore ci dona per la nostra crescita nella Sua Grazia e nell’amore fraterno.
Anche la nostra assemblea è stata partecipata e calorosa, soprattutto nel saluto a Roberto e nell’accoglienza, poi, della Reliquia di Santa Rosa da Viterbo, che peregrinerà nelle nostre fraternità, insieme alla Sua icona, benedetta da sua santità papa Francesco nell’udienza generale di mercoledì 9 ottobre 2019.
Con questa peregrinatio, non si vuole esaltare le gesta di una bambina vissuta ormai otto secoli fa, magari per poterci gloriare delle sue ‘gesta’, o incantare con i prodigi inauditi di una paladina della fede. Vogliamo piuttosto raccontare la sua normalità, anzi la sua fragilità, perché proprio lì abita la grazia, è nella debolezza, infatti, che siamo forti (cf. 2 Cor 12,9).
I santi non sono diversi da noi, non sono dei privilegiati che hanno avuto la strada spianata per diventare quello per cui noi oggi li ricordiamo. Hanno avuto i nostri stessi strumenti, le nostre stesse gioie, paure, affanni, dubbi …; hanno combattuto come combatte ogni giorno ciascuno di noi. Essi sono posti in cielo come stelle, luci che rischiarano il nostro cammino, speranze che ci incoraggiano ad andare avanti.
Anche Rosa è un esempio che noi, oggi, possiamo ammirare, essendo chiamati a rimboccarci le maniche per seguire i suoi esempi. Sapere che anche Rosa era fragile come noi è molto rassicurante, ci infonde speranza e ci sprona a credere in noi stessi, a non arrenderci e a mettere i nostri passi sulle orme da lei già impresse. Come quando si cammina sulla neve: se il sentiero è battuto da altri, disegnando un solido percorso, i passi di quanti lo seguono non temono inciampi.
Per seguire l’esempio di santa Rosa, terziaria Francescana, sono necessarie due condizioni: la prima è conoscere le sue gesta, la seconda è scoprirne il significato.
L’esperienza ‘spirituale’ ed ‘emotiva’ di Rosa da Viterbo è, e resterà irripetibile nella sua unicità, ma è capace di generare e ispirare altrettante esistenze uniche e irripetibili, pur nella diversità di tempi, contesti e sensibilità. (Sr. Floriana, delle Suore Francescane alcantarine del monastero di Santa Rosa da Viterbo)  OFS del Lazio, piazzale del Verano, 6 – 00187 Roma
Guardiamo, quindi a Lei che è modello di testimonianza in un credere, che nasce alla scuola di Francesco di Assisi e che pur nella fragilità e nella precarietà di una vita minata dalla malattia e dall’esilio sa cambiare in modo determinante il mondo circostante e restare viva nei secoli.
La peregrinatio, iniziata a conclusione della nostra assemblea regionale di domenica scorsa sarà presente nella zona di Fra Angelo da Rieti fino al 24.11.2019, seguirà poi il calendario allegato
Trattandosi di una reliquia di primo grado, è bene che ogni zona comunichi al proprio Vescovo, con congruo anticipo l’arrivo della reliquia, magari invitandolo alla liturgia di accoglienza, che dovrà essere curata in ogni particolare, con il coinvolgimento degli assistenti delle Fraternità della Zona accogliente.
A corredo della reliquia avete, la sua custodia in scatola lignea appositamente preparata, l’icona benedetta da sua santità Papa Francesco, il rituale preparato per l’accoglienza ed il passaggio ad altra fraternità, alcuni libri su Santa Rosa, il libretto della novena, un cero appositamente preparato, un dvd contenente alcuni filmati sulla Santa, ed un cartone animato da proporre ai ragazzi e bambini del catechismo.

Tutto il materiale dovrà seguire la peregrinatio.
Grazie per la vostra attenzione e Pace e bene in Cristo,

il ministro Antonio Fersini

Calendario della Peregrinatio

Lettera inizio Peregrinatio