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Preghiera 4 ° passo del percorso Formativo “Fraternità è servire”

Ci introdurrà in questo nostro momento uno scritto di Don Primo Mazzolari

Ci siamo impegnati noi e non gli altri
Unicamente noi e non gli altri.
Né chi sta in alto, né chi sta in basso; né chi crede, né chi non crede.
Ci siamo impegnati.
Senza pretendere che altri si impegni con noi o per suo conto, come noi o in altro modo.
Ci siamo impegnati senza giudicare chi non si impegna
senza accusare chi non si impegna
senza condannare chi non si impegna
senza cercare perché non si impegna.
Sappiamo di non poter nella su alcuno, né vogliamo forzare la mano ad alcuno,
devoti come siamo e come intendiamo essere al libero movimento di ogni spirito
più che al successo di noi stessi o dei nostri convincimenti.
Noi non possiamo nulla sul nostro mondo, su questa realtà che è il nostro mondo di fuori,
poveri come siamo e come intendiamo rimanere.
Se qualcosa sentiamo di potere – e lo vogliamo fortemente –
è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo
si muta se noi ci mutiamo, si fa nuovo se alcuno si fa nuova creatura
imbarbarisce se scateniamo la belva che è in ognuno di noi.
L’ordine nuovo incomincia se alcuno si sforza di divenire uomo nuovo.
Ci siamo impegnati per trovare un senso alla vita a questa vita, alla nostra vita;
una ragione che non sia una delle tante ragioni che ben conosciamo e che non prendono il cuore;
un utile che non sia una delle solite trappole generosamente offerte da chi la sa lunga.
Si vive una sola volta e non vogliamo essere giocati, in nome di qualche piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera, non ci interessa il denaro,
non ci interessa il successo né di noi stessi, né delle nostre idee.
Non ci interessa di passare alla storia
ci interessa di perderci per qualcosa e per qualcuno che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.
Ci siamo impegnati noi per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura; ma per amarlo.
Perché noi crediamo all’amore, la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perdutamente.

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preghiera 4° passo 2021

Lettera Fr. Massimo Fusarelli OFM per la Quaresima 2021

Il Signore vi dia pace!
Con il semplice segno delle Ceneri eccoci ancora all’inizio della Quaresima, tempo favorevole e giorno della salvezza (cfr. 2Cor 6,2).
Quest’anno essa assume un sapore del tutto particolare, perché ci trova già ristretti nelle nostre possibilità di movimento, di incontro, di attività e di espressione. Non ne cerchiamo altre! Allora ci disponiamo a un tempo per confinarci ancor più in qualche pratica o per diventare liberi?
La Provvidenza accompagna la nostra storia soprattutto nei momenti più difficili da decifrare. La via per rinnovare la grazia del battesimo e anche la nostra vita di sequela evangelica ci è aperta dalla preghiera, dal digiuno e dall’elemosina.
Con la preghiera non vogliamo forse riconoscere il senso che Dio come Padre buono ha ancora oggi per la nostra vita? Mi sembra una domanda profonda, da porci in questo tempo.
E non c’è qui il cuore di una vita in obbedienza, ricerca amorosa di ciò che a Lui piace?
Con il digiuno non vogliamo forse permettere al Signore Gesù di portarci con sé nel deserto, per dare un equilibrio nuovo alla nostra relazione con le persone e con l’ambiente, nostra casa comune? Mi sembra urgente cercare vie per vivere questa ecologia di un cuore trasformato. E non c’è qui forse una relazione nuova, perché ponderata e casta con persone e cose?

Con l’elemosina, non vuole forse lo Spirito Santo far vibrare il nostro cuore di una misericordia di cui da soli non saremmo mai capaci? Mi sembra imperioso ascoltare oggi il grido dei poveri. E non c’è qui il senso profondo di una vita senza nulla di proprio, capace di restituire a Dio i doni da Lui ricevuti attraverso i poveri, che sono i nostri maestri (cfr. CG 93 §1)?

Allora su questa triplice via aperta per tutti noi, che il cammino della Quaresima ci ricorda di: dare più spazio alla preghiera: possiamo pensare di perseverare in modo vitale nella fede per una vita cristiana e francescana bella senza dare un tempo congruo e quotidiano alla meditazione, al contatto con le Scritture nella contemplazione amorosa? Restiamo desti, perché la fede può perdere di senso per la nostra vita, sino a ritrovarci di fatto a vivere a prescindere da essa. Riscoprire il digiuno nella sua profonda valenza spirituale. Non si tratta appena di far diete, ma di fare posto alla Parola di Dio perché, liberati gradualmente dal nostro tirannico e invadente ego, lasciamo spazio in noi alla presenza del Signore e dei nostri prossimi. Non abbiamo paura di trovare modi concreti e attuali per rivedere la relazione con il cibo, con il tempo, con internet e i social, con l’esubero di informazioni, con le cose spesso troppo solo “mie”.
Crescere nella misericordia, intessuta di perdono, di stima vicendevole, di tenerezza nel prenderci cura dell’altro: una religiosità senza misericordia, infatti, può diventare rigida e perciò non evangelica. Ed è l’incontro con i poveri a guarirci da questa tentazione. Per questo apriamoci a una carità che sappia incontrare, riconoscere e accompagnare situazioni diverse di indigenza.
Condividiamo concretamente i frutti di una reale penitenza con i poveri, che oggi crescono sempre più intorno a noi, anche là dove non ci saremmo mai aspettati. Osiamo di più!
Buona Quaresima allora a tutte e a tutti voi, perché la forza che viene dall’alto possa vincere l’accidia, l’inerzia che il tempo prolungato di pandemia rischia di far sedimentare in noi.
Ci affidiamo a Santa Maria, la Madre poverella della nostra fraternità, ai Santi Francesco, Chiara ed Elisabetta, ai tanti Santi, Beati e amici di Dio della nostra Provincia. Sono in cammino con noi anche le donne e gli uomini di buona volontà che incontriamo in modi differenti, specie i poveri, e dai quali possiamo ancora imparare tanto in questo tempo nuovo per passi di umanità nella vita evangelica.
Il Signore vi benedica e vi accompagni, mentre ci ricordiamo a vicenda nel vincolo dell’amore reciproco e nell’intercessione durante questi giorni benedetti di preghiera, digiuno e carità.

Fraternamente

Vostro ministro e servo

Fr. Massimo Fusarelli OFM

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Lettera Fr. Massimo Fusarelli OFM Quaresima 2021

Celebrazione 800 anni Memoriale Propositi

Cari fratelli e care sorelle di tutto il mondo!

Il Signore vi doni la sua pace!

È con grande gioia che annunciamo la celebrazione quest’anno degli “800 anni del Memoriale Propositi (1221-2021)”. All’interno del Memoriale troviamo i dettagli dei vari aspetti della vita fraterna; come accogliere chi chiede di far parte della fraternità, dettagli sulla professione…
In questo Documento troviamo la vita spirituale del movimento penitenziale di quei primi fratelli e sorelle che seguirono lo stile di vita di San Francesco, che può essere sintetizzato come
segue:

  • Vita penitenziale: digiuno, opere di misericordia, vita di preghiera.
  • Vita in fraternità: vivere i valori umani, prendersi cura delle persone, portare la famiglia in fraternità e portare ai fratelli e sorelle pace e bene.

Possiamo confermare che questo Documento è stato fonte d’ispirazione all’inizio del nostro cammino, per questo motivo come Ordine celebriamo gli 800 anni dalla sua promulgazione.

Condividiamo questa celebrazione anche con i nostri cari fratelli e sorelle del TOR (Terzo Ordine Regolare).
Incoraggiamo le nostre Fraternità ad approfondire la conoscenza della nostra storia, così da rafforzare ancora di più i valori del nostro Ordine, che si mantengono vivi nei secoli. Conoscere la nostra storia è molto importante per costruire la storia di oggi, che ci sfida a fare della vita la nostra Regola e le nostre CCGG.
Quest’anno vi invieremo diversi documenti che serviranno come materiale di formazione per i mesi di febbraio, maggio e agosto. Si tratta di materiale sulla storia, che conterrà anche dei video mensili, in modo che tutte le Fraternità possano conoscere meglio il Memoriale Propositi e approfondire la conoscenza delle nostre origini.
La storia ci insegna che la vocazione e la missione possono e devono essere costantemente reinterpretate, per non vivere fuori dal tempo attraverso i diversi periodi storico-culturali-politici.
Allo stesso tempo, dobbiamo sforzarci di rimanere fedeli alla vocazione originaria come persone del nostro tempo.
La storia infatti si fà ogni giorno, quindi ogni giorno dobbiamo chiedere a Dio la sapienza per leggere i segni dei tempi, che sono sempre legati al piano di Dio per noi. Le nostre radici significano “essere incoraggiati” a fare la storia secondo il piano di Dio.
Vi invitiamo a celebrare questo evento nel nostro Ordine, con le vostre Fraternità, organizzando incontri, momenti di formazione, ecc. e condividendo anche questi momenti con i fratelli e le sorelle di tutto il mondo. Per questo vi chiediamo di inviare le foto delle vostre celebrazioni alla Segretaria Generale CIOFS entro il 30 settembre 2021.
Oggi continuiamo a lasciare tracce su questo percorso: un percorso pieno di impegni, presenze, successi e fallimenti. La cosa più importante è esserne parte: noi siamo la strada di oggi, quindi dobbiamo vivere pienamente la fraternità che è tesoro del nostro carisma.
Chiedendo l’intercessione del nostro Serafico Padre San Francesco e della nostra cara sorella Chiara, vi inviamo i nostri più fraterni saluti.
Vostro fratello,

Tibor Kauser

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Celebrazione 800 anni Memoriale Propositi

 

Beata Ludovica Albertoni

Fratelli e sorelle tutti delle fraternità di Roma, il Signore ci dia Pace.
Le difficoltà e i problemi che oggi affrontiamo a causa della pandemia, non si discostano di molto, da quelle vissute dalla nostra Patrona. Lei, nonostante tutto, non ha indurito il suo cuore, ma confidando nell’Amore Misericordioso del Suo Signore si è fatta paladina degli ultimi ed esempio carità cristiana e ancora oggi ci chiama all’impegno e all’emulazione.
Non cada nel vuoto l’invito della Fraternità di S. Francesco a Ripa che ci chiama a venerarla nel rendergli omaggio con la nostra presenza. Ogni Fraternità partecipi, anche se in modo ridotto, nelle dovute precauzioni, a questo importante momento di vita fraterna. A tutti chiedo l’unità nella preghiera.
Vi abbraccio, con affetto sincero in Cristo

Ministro Regionale OFS Lazio

Antonio Fersini

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Lettera Beata Ludovica Albertoni

Lettera di natale 2020

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore
ci dia pace.
Parlare oggi di letizia e di esultanza, nonostante i tanti lutti, le tante sofferenze e le continue limitazioni dovute alla pandemia, sembra quasi un paradosso, un non voler vedere quanto ci accade intorno.
Mancavano solo tre anni alla salita al cielo di Francesco e la sua malattia aveva sicuramente minato profondamente la sua già flebile salute, (di lì a poco si sarebbe ritirato da tutto e da tutti, sulla Verna), quando a Greccio, realizzò il primo presepe e fu proprio in quella circostanza, raccontano le Fonti, che Francesco si riveste dei paramenti diaconali e canta il Santo Vangelo con voce forte e dolce, limpida e sonora tanto da rapire tutti in desideri di cielo. “Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava “il Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole”. La situazione di estrema povertà e di sofferenza fisica, di san Francesco ben si addice a paragone dei tempi che stiamo vivendo, ma, nonostante tutto, la sua voce e la sua bocca erano colmi di esultanza e di letizia perché il suo cuore era pieno di speranza.
Carissimi, non ci può essere letizia ed esultanza in noi se nel nostro cuore non vive la speranza, Gesù è la nostra speranza. Non possiamo essere lieti ed esultare se il nostro cuore non è ricolmo di quella stessa umiltà che Dio manifesta nell’incarnazione, “e il verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”, Gesù è l’umiltà di Dio, solo chi ama sa farsi piccolo. Dio è amore, Gesù è la tenerezza del Padre che, per amore, nella Sua Misericordia si fa piccolo, fragile, ultimo, servo.
“Che giova a me, che Gesù Cristo sia nato più di 2000 anni fa dalla Vergine Maria a Betlemme, se oggi Egli non nasce per fede nel mio cuore?”
Fratelli e sorelle carissime, spogliamoci da ogni nostro preconcetto umano, da ogni nostra sicurezza umana, perché il Verbo di Dio, possa incarnarsi nel nostro cuore e nella nostra anima nel senso più profondo di questo mistero.
“O Verbo eterno del Padre, Figlio di Dio e di Maria, rinnova anche oggi, nel segreto delle nostre anime, il mirabile prodigio della Tua nascita”. (S. Giovanni XXXIII).
Il consiglio regionale augura a tutti voi un santo Natale
Il ministro regionale OFS Lazio
Antonio Fersini

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Lettera di Natale

Lettera Ministro Generale Tibor Kauser del 29 novembre 2020

Miei cari Fratelli e care Sorelle che siete nel mondo!
Possa il Signore donarvi la sua pace!
Mi ero già rivolto a voi lo scorso mese di marzo, quando avevamo dovuto constatare che questa pandemia mondiale stava avendo un impatto profondo sulle nostre vite e che avremmo dovuto affrontare grandi sfide, forse le più grandi di sempre. Da un giorno all’altro tutto era cambiato. Non avevamo idea di cosa ci potessimo aspettare. Sapevamo soltanto che la pandemia non era una punizione divina, ma grande era l’incertezza nel discernere quale fosse la volontà di Dio. Certo, non c’è ancora chiarezza sulla soluzione finale a questa straordinaria situazione che ci troviamo a vivere, ma sappiamo che Dio non ci abbandonerà mai. Anche se la vita non è facile, possiamo sentire l’amore di Dio. Sappiamo che, sebbene non possiamo godere dei contatti personali tra noi, possiamo essere sempre in contatto personale con Dio. Nella nostra vita la preghiera è diventata sempre più significatica e, proprio per questo motivo e a nome della Presidenza CIOFS, invito tutti voi ad unirvi alla giornata di preghiera che stiamo proponendo.
Ancora una volta, questo momento ci consentirà di essere più vicini tra noi e ci confermerà della forza della preghiera e nell’aspetto contemplativo della nostra vita.
Per questa ragione, io indico la

Giornata mondiale di preghiera per l’Ordine Francescano Secolare e la
Gioventù Francescana
domenica, 29 novembre 2020

con il fine di avere, partendo dal primo giorno del nuovo anno ecclesiale, un nuovo inizio alla 1° domenica di Avvento e la Festa di tutti i Santi della Famiglia Serafica, chiedendo l’intercessione dei santi francescani. Invito ogni sorella e fratello francescano secolare e i gifrini a unirsi alla preghiera recitando il Rosario Serafico (Coroncina Francescana). La giornata di preghiera inizierà sabato 28 novembre alle ore 18:00 CET e si concluderà domenica 29 novembre alle ore 18:00 CET. Per ulteriori dettagli e informazioni, invito tutti ad accedere sia al sito Web che alla pagina Facebook del CIOFS e quindi a seguire e utilizzare questi mezzi di comunicazione.
Come apprendiamo dai notiziari, si presume che nelle prossime settimane la pandemia possa raggiungere il suo apice, ma dobbiamo comunque essere pazienti e resistere. Siamo tuttavia certi che, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, siamo sempre più vicini al giorno in cui sarà ancora possibile incontrarci di persona. Chiediamo al Signore dei tempi di darci “fede retta, speranza certa e carità perfette, senno e conoscimento”, così da poter vivere questo periodo secondo la sue intenzioni.
Chiedo a chi riceverà questa lettera il favore di distribuirla, in modo che essa possa raggiungere tutti i fratelli e le sorelle dando così modo a tutti di aderire a questo invito alla preghiera.
Chiedendo al nostro Serafico Padre San Francesco e a tutti i Santi della Famiglia Francescana la loro intercessione, vi saluto con grande affetto
Vostro fratello minore

Tibor Kauser
Ministro Generale CIOFS

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 Giornata mondiale di preghiera

Santa Elisabetta d’Ungheria

In questo tempo così particolarmente critico, in cui la pandemia che da mesi combattiamo, ha colpito anche le nostre Fraternitá, con sorelle e fratelli ammalati, con decessi di medici e religiosi sempre in prima linea, ma anche di parenti e amici, manteniamo ferma la consapevolezza che il virus che ci attanaglia non chiude le strade della fraternità, della vicinanza, della solidarietà, dell’aiuto, dell’amore. In questi mesi ci siamo senz’altro avvicinati di più gli uni agli altri, condividendo, come in una grande famiglia, quale siamo, con ogni mezzo possibile, soprattutto la preghiera, raccogliendoci, nel periodo delle restrizioni più ferree, intorno all’altare del nostro cuore e a quello Eucaristico nei mesi successivi, non appena ci è stato consentito, ma è forte anche il rischio del raffreddamento, della stanchezza e dell’allontanamento dai fratelli, soprattutto da quelli più deboli e più indifesi. Purtroppo siamo nuovamente nella stessa situazione iniziale, ed il calvario che stiamo vivendo non accenna a diminuire, anzi le criticità sembrano crescere esponenzialmente. Ogni giorno facciamo i conti con tantissimi contagi, con i troppi in terapia intensiva, con i molti decessi e soprattutto, a conseguenza di questo stato di cose, con le infinite difficoltà che i incontrano i nostri tanti nostri fratelli toccati da altre patologie altrettanto gravi, dalla perdita del lavoro, dal progressivo impoverimento. Noi, oggi, come Francescani secolari siamo chiamati ad interrogarci profondamente in che modo possiamo essere, nell’mmediato portatori di luce e di speranza, sostenitori di quelle relazioni fraterne, che con sacrificio e fatica abbiamo costruito nel tempo. Siamo chiamati ad interrogarci con ogni responsabilità cristiana e francescana, come nell’immediato futuro, possiamo essere riparatori di quel tessuto sociale che la pandemia, giorno dopo giorno sta sgretolando. Chiediamoci in che modo possiamo essere creatori di nuove e concrete relazioni, ma soprattutto siamo chiamati dal nostro vivere il Vangelo, che abbiamo professato, ad essere sempre, in ogni luogo e situazione portatori di speranza, di vicinanza, portatori di quella Misericordia che tanto invochiamo per noi e testimoni di quella Buona Notizia, che ha cambiato la nostra vita. Nell’augurarvi una santa festa della nostra amata Patrona, Vi abbraccio tutti e tutte, con affetto sincero in Cristo Antonio Fersini

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Lettera Santa Elisabetta

Lettera San Francesco 4 ottobre 2020

Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci dia pace. La ripresa delle attività fraterne, ha portato nei nostri cuori nuovo entusiasmo e tanta speranza, anche se ancora viviamo, soprattutto nella nostra regione, situazioni di limitazione e di prudenza a causa della pandenia. Tre anni fa, il santo Padre definì san Francesco; “un grande Missionario della Speranza” “Com’è bello pensare che si è annunciatori della risurrezione di Gesù non solamente a parole, ma con i fatti e con la testimonianza della vita!” (udienza 4.10.2017) La Speranza è un atteggiamento del cuore che si apre alla gioia di vivere, nonostante tutte le avversità della vita; è uno stile di essere proprio del cristiano e ancor più del francescano, che si manifesta quale atteggiamento fraterno ed accogliente nei confronti dei fratelli e delle sorelle che il Signore ogni giorno ci mette accanto. Pochi giorni prima, parlando della speranza il santo Padre aveva esortato: “E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna! Sogna un mondo che ancora non si vede, ma che di certo arriverà. La speranza ci porta a credere all’esistenza di una creazione che si estende fino al suo compimento definitivo, quando Dio sarà tutto in tutti” (UG 20 settembre 2017). Nell’augurarvi ogni bene, vi abbraccio, con affetto sincero in Cristo Il ministro regionale

Antonio Fersini

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 Lettera San Francesco 4 ottobre 2020.pdf  

Lettera Esaltazione della Croce e Festa Sacre Stimmate

Il Vangelo di Gv (12,20-33) racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù. La scena si svolge a Gerusalemme, dove Egli si trova per la festa della Pasqua ebraica. Per questa celebrazione rituale sono arrivati anche alcuni greci; si tratta di uomini animati da sentimenti religiosi, attirati dalla fede del popolo ebraico e che, avendo sentito parlare di questo grande profeta, si avvicinano a Filippo, uno dei dodici apostoli, e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù». Giovanni pone in risalto questa frase, centrata sul verbo vedere, che nel vocabolario dell’evangelista significa andare oltre le apparenze per cogliere il mistero di una persona. Il verbo che utilizza Giovanni, “vedere”, è arrivare fino al cuore, arrivare con la vista, con la comprensione fino all’intimo della persona, dentro la persona. La reazione di Gesù è sorprendente. Egli non risponde con un “sì” o con  OFS del Lazio, piazzale del Verano, 6 – 00187 Roma
un “no”, ma dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato». Queste parole, che sembrano a prima vista ignorare la domanda di quei greci, in realtà danno la vera risposta, perché chi vuole conoscere Gesù deve guardare dentro alla croce, dove si rivela la sua gloria.
Guardare dentro alla croce. Il Vangelo ci invita a volgere il nostro sguardo al crocifisso, che non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma è un segno religioso da contemplare e comprendere. Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi. (Papa Francesco)
Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ci doni la Sua Pace.

La Croce del Signore nostro Gesù Cristo è il luogo da cui ripartire per il nostro cammino di perfezione nella carità, dopo ogni nostra fermata, sia Essa il baluardo della nostra vita e lo specchio nel quale cercare e perseguire la Sua imitazione:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, iniziano così le nostre giornate, è il segno della Croce impresso da noi sulla nostra carne, è il segno che lega la nostra quotidianità e la nostra vita alla Trinità di Dio. E mentre la nostra mano accarezza la fronte noi consegniamo al Padre la nostra mente, i nostri pensieri, i nostri progetti. Quando sfioriamo il petto, consegniamo il nostro cuore e i nostri sentimenti, i nostri affetti più cari al Figlio, che è scuola di amore. Toccando infine le spalle invochiamo lo Spirito Santo, sul nostro agire, sul nostro operare, sul nostro lavoro, perché ci dia la forza necessaria per fare bene ciò che ci apprestiamo a fare.
La Croce ci racconta di un Dio che per amore incarna la nostra sofferenza dandogli un senso straordinario cui mai noi avevamo pensato. La Croce tracciata sul nostro corpo è un atto di fede e nel contempo un atto di amore: io credo nel Padre che mi ha generato, io credo nel Figlio che ha allargato le braccia per amore, io credo nello Spirito Consolatore, mia forza, mio coraggio e ad essi mi affido perché so di essere da Essi amato. La croce ci racconta, ogni giorno, del nostro riscatto, nel compimento di quell’Alleanza che strappandoci dalla morte del peccato ci innesta nella vita Trinitaria. La Croce, sostanza d’amore, ci fa famiglia divina, ci rende tutti fratelli.
La Croce tracciata volontariamente e con amore sul nostro corpo racconta il nostro accogliere Gesù nella nostra vita ed esprime il nostro donarci ai fratelli in quell’amore che ci trasforma e ci rende un Corpo solo ed un’anima sola. La Croce non racconta solo del Figlio che per noi ha donato la sua divinità e la sua umanità, ma anche della sofferenza e dell’ingiusta morte di tanti nostri fratelli. La Croce ci racconta di un Mistero che si svela nella semplicità di un pezzo di pane. La Croce è il nostro bene. O Trinità beata, non è impossibile conoscerti, quale suprema commozione riconoscerti in un semplice gesto del mattino.
Vi abbraccio tutti, con affetto sincero in Cristo e vi auguro una santa festa della Santa Croce e delle Stimmate di Francesco.

Il ministro regionale

Antonio Fersini

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14 settembre Vespri

17 settembre Liturgia

Festa delle stimmate di San Francesco Vespri

Le Sacre Stimmate

Lettera Esaltazione della Croce e Sacre Stimmate 14 settembre

Momento di preghiera per il 17 settembre

Preghiera a San Francesco

Preghiera al Crocefisso

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